MARZO – i giorni e le opere

L’immoralista, 1902 – André Gide

Già da parecchio era cessato il cattivo tempo; la stagione veniva avanti; e all’improvviso fiorirono i mandorli. Era il primo di marzo. Scendo il mattino in Piazza di Spagna. I contadini hanno spogliato dei suoi rami bianchi la campagna, e i fiori di mandorlo caricano le ceste dei venditori. La mia attrazione è così forte che ne compro un fascio intero. Ci vogliono tre uomini a portarlo. Rientro insieme a tutta quella primavera. I rami si impigliano nelle porte, dei petali nevicano sul tappeto. Ne metto dappertutto, in tutti i vasi; ne faccio bianco il salotto, dove Marceline, in quel momento, non c’era. Già mi rallegro della sua gioia… La sento venire. Eccola. Apre la porta. Vacilla… scoppia in singhiozzi. «Che cos’hai, mia povera Marceline?» Mi affretto accanto a lei; la copro di tenere carezze. Allora, come per scusarsi delle sue lacrime: «L’odore di questi fiori mi fa male» dice lei. Ed era un fine, fine, un discreto odore di miele…

1 marzo 1972 – Fabio Geda

Il cielo diviso, 1938 – Franz Werfel

In questo 2 marzo 1937 fa ancora molto freddo, ma gli aromi acerbi della primavera

incipiente sono già nell’aria. In nessun luogo della terra il preludio della primavera è profumato più che in questa città prossima alle Prealpi. Teta ha spedito il suo bagaglio ben sigillato alla sorella, la vedova del signor Zikan, controllore capo delle privilegiate Ferrovie Meridionali. In quel bagaglio si trova anche la cetra che tanto le sta a cuore.

Armance, 1827 – Stendhal

Un mozzo dall’alto della coffa gridò: «Terra!». Era il suolo della Grecia, con le montagne

della Morea che si scorgevano all’orizzonte. Un vento fresco portava la nave, che correva veloce. Il nome della Grecia risvegliò il coraggio di Octave: “Ti saluto,” si disse “o terra degli Eroi!”. E a mezzanotte, il 3 di marzo, mentre la luna sorgeva dietro il monte Kalos, una mistura d`oppio e di digitale preparata da lui stesso liberò dolcemente Octave da quella vita che era stata così agitata per lui. All’alba lo trovarono senza moto sul ponte, sdraiato su alcuni cordami. Aveva il sorriso sulle labbra, e la sua rara bellezza colpì persino i marinai incaricati di seppellirlo. La causa della sua morte fu sospettata in Francia dalla sola Armance.

3 Marzo 1920 – 11 Luglio 2017 – Denis Mack Smith

Uno studio in rosso, 1887 – Arthur Conan Doyle

Era il 4 marzo – ho ottimi motivi per ricordare quella data – e mi alzai prima del solito. Sherlock Holmes non aveva ancora terminato di fare colazione. La padrona di casa si era ormai assuefatta alla mia abitudine di poltrire a letto fino a tardi, e non aveva ancora preparato il mio posto a tavola. Con l’irragionevole petulanza propria degli uomini, suonai il campanello avvertendo bruscamente di essere pronto. Poi presi un settimanale e cercai di leggere nell’attesa. Il mio coinquilino consumava silenziosamente il suo toast. Uno degli articoli nel settimanale era sottolineato a matita. Ovviamente lo lessi. Era intitolato piuttosto pretenziosamente  Il libro della vita e voleva dimostrare quanto un uomo che sappia osservare possa apprendere dall’esame sistematico di ciò che gli si presenta davanti. […] «Puzza molto di teoria elaborata da qualche perdigiorno nel privato del suo studio» esclamai. «Non ha applicazione pratica. Mi piacerebbe proprio vederlo su una carrozza di terza classe della metropolitana, qualora gli chiedessero di individuare il mestiere dei passeggeri. Scommetterei mille sterline che non ci riuscirebbe.» «E perderebbe» disse calmo Sherlock Holmes. «Quanto all’articolo, l’ho scritto io.»

4 marzo 1916 – 12 aprile 2000 – Giorgio Bassani

L’Asino d’oro, II sec. d.C. – Lucio Apuleio

«[…] il giorno che sta per nascere da questa notte, come vuole un’antica tradizione, è consacrato a me.* In questo giorno cessano le tempeste dell’universo, si placano i procellosi flutti del mare, i miei sacerdoti, ora che la navigazione è propizia, mi dedicano una nave nuova e mi offrono le primizie del carico. Dunque, con animo puro e sgombro da timore, tu devi attendere questo giorno a me sacro. Infatti ci sarà un sacerdote in testa alla processione, che per mio volere porterà intrecciata al sistro una corona di rose. Senza esitare tu fatti largo tra la folla e segui la processione, confidando in me, poi avvicinati a lui come per baciargli devotamente la mano e afferragli le rose. Vedrai che in un attimo ti cadrà questa brutta pelle d’animale che anch’io già da tempo detesto»

* Chi parla qui è Iside, cui era consacrato il quinto giorno del mese di marzo.

5 marzo 1922 – 2 novembre 1975 – Pier Paolo Pasolini

Fuori registro, 1991 – Domenico Starnone

Il 6 marzo del 1953 il maestro Bonanni disse a mia madre: «Questo bambino le darà grandi soddisfazioni». Mi piacciono molto le date: sono chiare e vere. Ma questa data è né più né meno che una combinazione alfabetica irrobustita da qualche cifra. Quale marzo, che 6, quale millenovecentocinquantatré? È un giorno di un mese e di un anno che ho davvero vissuto. Anche la frase del maestro Bonanni è stata davvero pronunciata.

Ma il loro contatto su questo foglio è arbitrario: mi serve solo per evocare una storia che è lunga poche righe.

6 marzo 1927 – 17 aprile 2014 – Gabriel Garcia Marquez

La chiave, 1956 – Junichiro Tanizaki

7 marzo – Oggi, per la seconda volta quest’anno, la chiave era a terra, presso la libreria, nello studio di mio marito. La prima volta fu il quattro di gennaio; ero entrata per le pulizie e la trovai davanti al vaso di giunchiglie. Stamani, notando che i fiori del susino cinese s’erano appassiti, ero entrata per sostituirli con le camelie rosse screziate di bianco, e ho veduto la chiave, che giaceva nel medesimo punto. C’è sotto qualcosa, ho pensato; ma quando ho aperto il cassetto e tirato fuori il suo diario, con sorpresa l’ho visto sigillato con lo scotch, proprio come avevo sigillato il mio. Era il suo modo per dire: «Ma certo, aprilo!».

7 marzo 1785 – 28 maggio 1873 – Alessandro Manzoni

La certosa di Parma, 1839 – Stendhal

L’otto marzo, alle 6 del mattino, il marchese insignito di tutti i suoi distintivi si faceva dettare dal primogenito la minuta d’un terzo dispaccio politico, mettendo ogni impegno a trascriverlo con la sua più accurata calligrafia su carta recante in trasparenza l’effige del sovrano. In quel preciso momento Fabrizio si faceva annunziare in camera della contessa Pietranera.

«Parto,» le disse, «vado a raggiungere l’imperatore che è pure nostro re: voleva tanto bene a tuo marito! Passo per la Svizzera. Stanotte a Menaggio, Vasi, il negoziante di barometri, amico mio, m’ha dato il suo passaporto; ora dammi tu qualche napoleone, perché non ne ho di miei che due; ma, se è necessario, andrò a piedi.»

La contessa piangeva di sgomento e di gioia. «Gran Dio! come mai ti è venuta questa Idea!» gridava stringendo tra le sue le mani di Fabrizio.

8 marzo 1923 – 30 settembre – 2003 – Oreste del Buono
24 maggio 1941 – Bob Dylan

Il terminale uomo, 1972 – Michael Crichton

9 marzo 1971

Ammissione

Scesero al pronto soccorso a mezzogiorno e si sedettero sulla panca appena oltre la porta girevole che si apriva sul parcheggio delle ambulanze. Ellis, il più anziano, era nervoso, preoccupato, distante. Invece Morris, il più giovane, era calmissimo: mangiò una caramella. Ne appallottolò l’involucro infilandoselo nella tasca della giacca bianca. Di lì vedevano la luce del sole che da fuori batteva sul grande cartello con la scritta PRONTO SOCCORSO, e su quello più piccolo: PARCHEGGIO RISERVATO ALLE AMBULANZE. In lontananza si sentirono delle sirene.

«È lui?», domandò Ellis.

Morris guardò l’orologio.

«Non credo. È troppo presto.»

9 marzo 1883 – 25 agosto 1957 – Umberto Saba

Il diario di Porfiria Bennal, 1961 – Silvina Ocampo

10 marzo

Ho salutato il mare: è stato difficile baciarlo, mi è stato più facile baciare la sabbia, che

era umida. Non tornerò fino all’anno venturo (ma non sarà lo stesso, avrò un anno di più, non sarò più la stessa).

Andremo a passare qualche giorno in una tenuta di mio nonno, ad Arrecifes.

10 marzo 1772 – 12 gennaio  1829 – Friedrich Schlegel

Buon viaggio, signor presidente, 1992 – Gabriel Garcia Marquez

Il presidente si servì due volte senza risparmiare lodi, e andò in solluchero per le fette di banana matura fritta e per l’insalata di avocado, anche se non spartì le nostalgie. Lázara si rassegnò ad ascoltare fino al dolce, quando Homero si infilò senza che venisse a proposito nel vicolo cieco dell’esistenza di Dio. «Io ci credo che esiste» disse il presidente, «ma non ha nulla a che vedere con gli esseri umani. È preso da cose molto più importanti» «Io credo solo negli astri» disse Lázara, e scrutò la reazione del presidente. «Lei in che giorno è nato? » «Undici marzo. » «Così doveva essere» disse Lázara con un sussulto trionfale, e domandò con garbo: «Non saranno troppi due Pesci alla stessa tavola? ».

11 marzo 1934 – 11 dicembre 2013 – Gipo Farassino

Tempeste, 1958 – Karen Blixen

Mercoledì 12 marzo la nave  passeggeri Sofie Hosewinckel salpò  K3!  diretta a Christianssand. La visibilità era scarsa, c’era neve con forte vento di sud-est. Nel tardo pomeriggio il vento si tramutò in fortunale e, come tutti sanno, fummo assaliti dal peggior uragano che mai abbia, a memoria d’uomo, sconvolto la nostra costa. La Sofie Hosewinckel aveva a bordo sedici passeggeri, tra i quali era il noto e stimato capocomico Herr Valdemar Soerensen con la sua compagnia, diretto a Christianssand dove avrebbe dovuto dare una rappresentazione. Il vapore era riuscito a proseguire difficoltosamente fino al Kvassefjord quando l’uragano irruppe in tutta la sua veemenza.

12 marzo 1863 – 1 marzo 1938 – Gabriele D’Annunzio
12 marzo 1922 – 21 ottobre 1969 – Jack Kerouac

Memoriale di un folle, 1895 –  Johan August Strindberg

Era il 13 marzo 1875, a Stoccolma. Mi rivedo ancora nella biblioteca Reale, che occupa un’ala intera del Palazzo Reale, nella vasta sala dalle pareti di faggio iscurito dal tempo, come la schiuma  di mare d`una pipa bene ingrommata. L’ immenso salone, ornato di cartigli rococò, ghirlande, catene e stemmi, circondato all’altezza del primo piano da un soppalco a colonnine toscane, mi si spalanca sotto i piedi come un abisso, immagine, coi suoi centomila volumi, di un gigantesco cervello in cui sono allineate le idee delle generazioni scomparse. Le due ali principali della sala, fornita in tutta la lunghezza di scaffali alti tre metri, sono separate da un corridoio che la percorre per intero. […]

Qui i teologi stanno accanto agli apostoli della magia, i filosofi ai naturalisti; e i poeti

convivono pacifici con gli storici. E un deposito geologico senza fondo, in cui, come in un pudding, si sono sovrapposti gli strati successivi segnando le tappe sempre nuove della stupidità o del genio umano.

Alice nel Paese delle Meraviglie, 1865 – Lewis Carroll

Il primo testimone era il Cappellaio, che entrò con una tazza di tè in una mano e un pezzo di pane e burro nell’altra. «Chiedo venia, Maestà,» prese a dire, «perché mi presento così, ma non avevo ancora finito il mio tè quando fui convocato.»

«Avresti dovuto aver finito,» disse il Re.

«Quando hai cominciato? »

Il Cappellaio guardò la Lepre Marzolina che lo aveva seguito in tribunale a braccetto

con il Ghiro. «Il quattordici marzo, mi pare,» disse.

«Il quindici,» disse la Lepre Marzolina.

«Il sedici,» soggiunse il Ghiro.

«Scrivete!» disse il Re alla giuria, e la giuria scrisse in gran fretta tutt’e tre le date sulle

lavagne, poi le sommò e ridusse il totale in scellini e denari.

14 marzo – 25 luglio 1927 – Matilde Serao

La crociera, 1913 – Virginia Woolf

«Pensa un po’ al Mall stasera! » esclamò alla fine. «È il quindici di marzo. Forse c’è ricevimento a Corte.» Pensò alla  folla che aspettava, nell’aria fredda di primavera, per veder passare le grandi carrozze. «Fa molto freddo, se pur non piove» disse. «Prima ci sono delle miserabili commesse di negozio con cappelliere rotonde; poi gli impiegati di banca in marsina; e poi… un numero infinito di sartine. La gente di South Kensington arriva in vettura da piazza; i funzionari hanno una pariglia di cavalli bai; ai conti, d’altra parte, è concesso un valletto che stia dietro in piedi; i duchi ne hanno due; i duchi reali, così mi hanno detto, tre; il re, immagino, può averne quanti ne vuole. E la gente crede a queste cose!»

La caccia al meteorite, 1908 (post.) – Jules Verne

Comunque, il 16 marzo, quando il cielo s’era schiarito, che cosa avevano visto o creduto di vedere i due astronomi di Whaston?… Nientemeno ch un bolide di forma sferica,

che si spostava con straordinaria rapidità da nord a sud, e così luminoso da lottare vittoriosamente contro la luce diffusa del sole. Nonostante la rapidità con cui si spostava, siccome doveva distare dalla terra un certo numero di chilometri sarebbe stato possibile seguirlo per qualche tempo, se una nebbia intempestiva non fosse sopravvenuta a impedire ogni osservazione.

16 marzo 1920 – 21 marzo 2012 – Tonino Guerra

Aprile spezzato, 1982 – Ismail Kadaré

Udì nuovamente ì passi che si allontanavano e, per due o tre volte, si chiese: “Di chi sono

questi passi?”. Ebbe l’impressione che fossero passi familiari. Si, li riconosceva bene, così come le mani che lo avevano girato… “Ma sono i miei! Il diciassette marzo, la strada, vicino a Brezftoht…” Perse per un attimo coscienza, poi udì nuovamente risuonare i passi e gli sembrò ancora che fossero i suoi, che fosse lui e nessun altro che correva così, lasciandosi dietro, disteso sulla strada, il proprio corpo, quello che lui stesso aveva appena abbattuto.

17 marzo 1917 – 29 gennaio 1987 – Carlo Cassola

Quer pasticciaccio brutto de via Merulana, 1957 – Carlo Emilio Gadda

Il Balducci fu interrogato a sua volta: nel pomeriggio di quel giorno stesso, 18 marzo, a Santo Stefano del Cacco; per più ore: dal commissario capo: il giudice istruttore intervenne pro forma, «la questura teneva ancora in mano l’iniziativa delle indagini». Ingravallo, stavolta, non se la sentì davvero. Un amico. Che, che! Non volle nemmeno presenziare. E poi, era chiaro, si sarebbe andati nel difficile: lo scabroso interrogatorio avrebbe finito con lo sminuzzolarsi nelle sofisticherie d’un particolar genere d’inquisizione, o col rompere a disgustose crudezze, d’un’indagine delle più crude. I rapporti… tra il Balducci e la moglie: stati d”animo. Rivenne a galla tutta quella incredi- bile storia delle nipotine, delle nipoti: la strana “mania” della vittima, di volere a tutti i costi una figliola. L’avrebbe comprata smes- sa a Campo de’ Fiori, in mancanza de mejo.

18 marzo 1842 – 9 settembre 1898 – Stéphane Mallarmé

Con gli occhi chiusi, 1919 – Federigo Tozzi

Un altro anno; e s’era alla fine di marzo, il giorno di San Giuseppe. Da Poggio a’ Meli s’udivano gli scampanii, che si rimescola-vano alla rinfusa nel cielo come un suono che crescesse sempre, quasi immobile, con una romba greve. E a Pietro era venuta un’allegria insolita, un’allegria simile ad un benessere troppo forte, che lo faceva più nervoso. Vorrei parlare di questi indefinibili turbamenti del marzo, a cui è unita quasi sempre una sottile voluttà, un desiderio di qualche bellezza. Questi soli ambigui, questi cinguettii ancora nascosti e che si dimenti-cano presto, queste nuvole biancheggianti che sembrano venute prima del tempo! E le foglie secche, che sono ancora sopra i grani germogliati, mescolando il pallore della morte con il pallore della vita! Queste foglie di tutte le specie, che si trovano ancora sopra l’erbe per rinnovarsi; le piante potate, e i loro rami e i loro tralci, sparsi a terra, che saranno portati via per sempre! E questi rami secchi tagliati dai frutti, che esitano ancora a fiorire sulle rame nuove!

19 marzo 1933  – 22 maggio 2018 – Philip Roth

Cime tempestose, 1847 – Emily Brontë

Il tempo continuò a trascorrere piacevolmente, alla Grange, finché Catherine raggiunse i sedici anni. L’anniversario della sua nascita non era mai stato festeggiato, perché era anche l’anniversario della morte della padrona: il signore passava invariabilmente quel giorno tutto solo nella biblioteca e, sull’imbrunire, andava al cimitero di Gimmerton, fermandovisi spesso fin dopo la mezzanotte. Catherine non poteva quindi contare che sopra se stessa per divertirsi. Il venti di marzo capitò, quell’anno, in una bella giornata primaverile e, dopoché suo padre si fu ritirato, la pa- droncina discese vestita da passeggio, e mi disse che voleva andare a fare un giro con me, in brughiera; il signor Linton le aveva dato il permesso, purché non ci allontanassi-mo troppo, e fossimo di ritorno entro un’ora.

21 marzo 1931 – 1 novembre 2009 – Alda Merini

La foresta intelligente, 1981 – Giampiero Comolli

Cadeva proprio quel giorno l’Equinozio di Primavera. Ma durante il mattino, secondo quanto era stato previsto la sera prima, le nuvole si fecero talmente basse e nere, che il cielo si oscurò in ogni direzione e parve che da un momento all’altro dovesse scatenarsi la tempesta. La caserma sprofondò in una tenebra violacea, così che le nostre facce si tinsero di un colore livido, e udimmo giungere dal maneggio vicino i nitriti dei cavalli irrequieti. Quanto a me, non appena aprirono le porte dell’Ufficio Rifornimenti, vidi che di fianco alla mia sedia era stata posta una cassa di legno verde scuro, con dei rinforzi in ferro dipinti di nero. Di quella cassa sigillata, ancora la sera prima, al momento della chiusura degli uffici, non c’era traccia alcuna. Tutti i passaggi di materiali da e per l’Ufficio Rifornimenti venivan sempre registrati per mano mia. Che cos’era adesso questo oggetto sconosciuto di cui eravamo stati riforniti?

Umiliati e offesi, 1862 – Fedor Dostoevskij

La sera del ventidue marzo dell’anno scorso mi è accaduta un’avventura assai strana.

Avevo passato la giornata a girare per la città in cerca d’un alloggio. […]

Fin dalla mattina mi sentivo poco bene, e verso il tramonto il mio stato era peggiorato:

cominciava la febbre. Per di più ero stato tutto il giorno in moto e mi ero stancato. Verso sera, prima del crepuscolo, mi trovai a passare in prospetto Vosnessensky. Mi piace il sole di marzo a Pietroburgo, specialmente al tramonto, s’intende in una chiara sera di gelo. Si vede ad un tratto accendersi tutta la via su cui si riversa una vivida luce. Tutte le case sembrano scintillanti. I colori grigio, giallo, verde-sporco perdono per un attimo la loro tetraggine, e pare che l’animo divenga più leggero, che un brivido percorra tutto il corpo e che questo sia sospinto in avanti. Tutte le cose ci appaiono sotto un nuovo aspetto, nuovi pensieri nascono in noi… È meraviglioso quello che può fare un raggio di sole nell’a-nima umana! Ma il raggio si spense; il gelo diventava sempre più forte e cominciava a pizzicare il naso; il crepuscolo si addensava; la luce del gas brillò nelle vetrine.

22 marzo 1940 – Margherita Oggero

Il corpo senza testa, 1955 – Georges Simenon

Era il 23 marzo. La primavera era iniziata ufficialmente due giorni prima e, cosa che non si può dire tutti gli anni, la si sentiva già nell’aria, a tal punto che Maigret fu indeciso se prendere il soprabito. Salì in un taxi in boulevard Richard-Lenoir. Non c’era un autobus diretto e il tempo era

troppo bello per rinchiudersi in metrò. Arrivò alla chiusa prima di Lapointe, come aveva previsto, e trovò l’ispettore Judel chino sull’acqua nera del canale.

23 marzo 1913 – 31 dicembre 1986 – Piero Chiara

Lucien Leuwen, 1894 (post) Stendhal

Il 27° lancieri entrò a Nancy verso le otto e mezzo del mattino, il 24 marzo 183…, con un tempo scuro e freddo. Era preceduto da un reparto [bandistico] che ottenne il più grande successo tra i borghesi e le modistine del luogo: trentadue trombettieri, vestiti di rosso e coi cavalli bianchi, suonavano in modo da rompere i timpani. Si aggiunga che la prima fila dei trombettieri era composta da sei negri e che il capobanda era alto quasi sette piedi.

Le belle donne della città e specialmente le belle merlettaie si affacciarono tutte alla finestra e mostrarono di gradire moltissimo questa armonia penetrante; è vero che essa era posta in valore dalle uniformi rosse ornate di splendenti galloni d’oro indossate dai trombettieri. Nancy, questa salda fortezza capolavoro di Vauban, parve a Luciano orribile. Il sudiciume e la povertà sembravano disputarsene tutti gli aspetti, le fisionomie degli abitanti rispondevano perfettamente alla tristezza degli edifici.

24 marzo 1926  –  13 ottobre 2016 – Dario Fo

Il naso, 1836 – Nikolaj Gogol

Il 25 marzo a Pietroburgo accadde un avvenimento molto strano. Il barbiere Ivàn Jakovlèvič, abitante sulla prospettiva  Voznesènskij (il suo cognome è andato perduto e nient’altro risulta dalla sua insegna, dov’è raffigurato un signore con una guancia insaponata e c’è la scritta: “Si cava anche sangue”), il barbiere Ivàn Jakovlèviš dunque si svegliò abbastanza presto e sentì odore di panini caldi. Sollevandosi un poco sul letto, vide che sua moglie, una signora abbastanza rispettabile cui piaceva molto bere caffè, sfornava dei panini appena cotti. […]

Per decenza Ivàn Jakovlèviš si mise il frac sopra la camicia e, sedutosi a tavola, prese del sale, preparò due teste di cipolla, impugnò il coltello e, assunta un’espressione ispirata, si accinse a tagliare il pane. Tagliato il pane a metà, gettò un’occhiata nel mezzo e, con suo stupore, vide qualcosa che biancheggiava. Ivàn Jakovlèviš la sfrugacchiò cautamente con il coltello e la tastò con un dito: “Solido?” disse fra sé, “cosa può essere?”. Ficcò dentro le dita e tirò fuori un naso…

25 marzo 1842 – 7 marzo 1911- Antonio Fogazzaro

La fiera della vanità, 1848 – William Thackeray

Così, tra fêtes, piacevoli trattenimenti e agi d’ogni genere, Mrs. Crawley trascorse l’inverno 1815-16, ed entrò a far parte della vita del bel mondo quasi la sua famiglia vi avesse appartenuto per secoli prima di lei. Del resto, in fatto di arguzia, talento, energia, nessuno, alla Fiera della Vanità, si meritava quel posto più di lei. All’inizio della primavera del 1816 il “Galignani’s Journal” pubblicava con particolare risalto la seguente notizia: «Il 26 marzo u.s. la consorte del tenente colonnello Rawdon Crawley delle Life Guards Green ha dato alla luce il suo primogenito».

Questo annuncio venne ripreso dai giornali inglesi. Miss Briggs lo lesse e ne informò Miss Crawley all`ora di colazione. L’evento mandò la zitella su tutte le furie.

Il serpente, 1966 – Luigi Malerba

Alle cinque e tre quarti del mattino eravamo ancora lì, dentro la mia Seicento multipla con i vetri appannati. Era il giorno 27 di marzo amoroso e ventoso di quell’anno là e il sole sorgeva esattamente alle sei e otto minuti. Era il giorno di San Giovanni Damasceno e di Santa Augusta Vergine, secondo mattutino delle tenebre, come dice il Barbanera. Quando aprii gli occhi (io bacio sempre a occhi chiusi) intorno a noi non c’era più nessuno, erano scomparse tutte le macchine, c`erano soltanto due poliziotti a cavallo. Gli uccelli si erano svegliati e cinguettavano a testa alta sui rami degli alberi, altri volteggiavano nell’aria come impazziti per la luce del giorno che stava spuntando mentre si spegnevano i lampioni comunali. Baciare è un`arte. Un passero era venuto a posarsi sul cofano della macchina, poi era ripartito per un breve volo intorno al monumento di Garibaldi, l’Eroe del nostro Risorgimento. A rigore si può dire che per tutta la notte io e Miriam ci eravamo dato un solo lunghissimo bacio.

La fine dell’Eternità, 1955 – Isaac Asimov

Harlan sbottò: «Gran tempo, Calcolatore, che ti è preso? Leggi la data in cima alla pagina».

Indicò la scritta che diceva: 28 marzo 1932.

«Non c’è bisogno di traduzione, vero?  I numeri sono quasi uguali a quelli dell’Intertemporale Standard. Non sai che a quell’epoca nessuno aveva mai visto un fungo atomico?

Nessuno avrebbe potuto riprodurlo con tanta accuratezza, tranne… »

«Aspetta un momento, è solo uno schizzo»

disse il Calcolatore, cercando di ritrovare il suo equilibrio. «Può darsi che la somiglianza col fungo atomico sia casuale. »

«Ah, sì? Guarda di nuovo le parole, allora.»

Harlan indicò la scritta in maiuscolo, ALL THE TALK OF THE MARKET. «Le iniziali formano la parola Atom, che in inglese vuol dire atomo. Me la chiami coincidenza? Direi proprio di no. »

28 marzo 1936 – Mario Vargas Llosa

La condizione umana, 1933 – André Malraux

29 MARZO

Han Keu era vicinissima: il movimento dei Sampans  copriva quasi il fiume. I fumaioli dell’arsenale si staccarono a poco da una collina, quasi invisibili sotto gli enormi pennacchi di fumo: attraverso una luce bluastra di sera primaverile, la città spuntò finalmente con tutte le sue banche a colonnati, nei fori di un primo piano netto e buio fatto dalle navi da guerra delle nazioni occidentali. Kyo risaliva il fiume da sei giorni, privo di notizie di Scianghai. Sotto al vapore si udì il fischio di una vedetta straniera. I documenti di Kyo erano in regola, ed egli era abituato all’azione clandestina. Si portò a prua solo per misura di prudenza.

«Che cosa vogliono?» chiese a un meccanico.

«Vogliono sapere se abbiamo riso o carbone. Non se ne può portare.»

«Ma per quale motivo?»

«Un pretesto. Se abbiamo carbone, non ci dicono niente ma fanno in modo che il vapore venga disarmato quando entra nel porto. Non si può rifornire la città.»

29 marzo 1960 – Jo Nesbø

I sotterranei del Vaticano, 1914 – André Gide

Il 30 marzo, a mezzanotte, i Baraglioul rientrarono a Parigi e si installarono nel loro appartamento in rue de Verneuil. Mentre Marguerite si preparava per la notte, Julius, con una piccola lampada in mano e in pantofole, entrò nel suo studio in cui non si ritrovava mai senza piacere. La stanza era abbellita con sobrietà; alle pareti erano appesi alcuni Lépine e un Boudin. In un angolo, sopra uno zoccolo girevole, un marmo, il busto della moglie scolpito da Chapu, metteva una macchia bianca un po’ cruda. In mezzo alla camera un tavolo Rinascimento enorme dove, dalla sua partenza, s’erano ammonticchiati libri, riviste e opuscoli. Su un vassoio di smalto a scompartimenti qualche biglietto da visita con l’angolo piegato e, in disparte, appoggiata in evidenza contro un bronzo di Barye, una lettera sulla busta della quale Julius riconobbe la calligrafia del vecchio padre.

Polzunkov, 1847 – Fedor Dostoevskij

«Ed ora il primo capitolo, signori: erano esattamente sei anni fa, in primavera, il 31 di marzo – notate la data signori -, la vigilia. . . »

«Del primo aprile!» urlò il giovanotto con la prefettizia. «Che intuito eccezionale. Era sera. Sul capoluogo distrettuale di N. si addensavano le prime ombre del tramonto, la luna tentava di fare capolino e… tutto il resto! Ed ecco che al tardo tramonto anch’io, pian pianino, faccio capolino da un piccolo appartamento dopo essermi congedato dalla mia riservata, defunta nonna. Scusate, signori, se ho usato quest’espressione così alla moda che ho sentito l’ultima volta da Nikolaj Nikolaič, ma va detto che mia nonna era “riservata” per davvero: cieca, muta, sorda, rimbambita – tutto quello che potete immaginare!… Devo ammettere che ero tutto trepidante e mi preparavo al meraviglioso evento; il mio cuoricino batteva come quello di un gattino afferrato per la collottola da qualche scarna zampa.»

31 marzo 1955 – Jacopo Fo
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