GENNAIO – I giorni e le opere

Lolita, 1955 – Vladimir Nabokov

Sapevo di essermi innamorato di Lolita per sempre; ma sapevo anche che lei non sarebbe stata per sempre Lolita. Il primo gennaio avrebbe compiuto tredici anni. Entro un paio d’anni avrebbe cessato di essere una ninfetta e si sarebbe trasformata in una “ragazza”, e poi, orrore degli orrori, in una college girl. La parola “per sempre” si riferiva solo alla mia intima passione, a quell’eterna Lolita che si rifletteva nel mio sangue. La Lolita dalle creste iliache non ancora dischiuse, la Lolita che oggi potevo toccare, e annusare, e udire, e vedere, la Lolita dalla voce stridula e dai capelli di un sontuoso castano, lisci sulla frangia, mossi ai lati del viso e ricci sulla nuca, e il collo caldo e appiccicoso, e il lessico volgare: “schifo”, “super”, “bestiale”, “fesso”, “moscio” – quella Lolita, la mia Lolita, il povero Catullo l°avrebbe perduta per sempre.

1 Gennaio 1449 – 8 Aprile 1492 Lorenzo de’ Medici, il Magnifico
1 Gennaio 1924 – 1 Aprile 2014 Jacques Le Goff

Le nozze, 1959 – Silvina Ocampo

La vigilia dello sposalizio, il 2 gennaio, il termometro segnava quaranta gradi. Faceva tanto caldo che non avevamo bisogno di bagnarci i capelli per pettinarli né di lavarci il viso con l’acqua per toglierci la sporcizia. Esauste, Roberta e io eravamo nel cortile. Arrivava la notte. Il cielo, di un colore grigio piombo, ci spaventò. La tempesta si sciolse in lampi e in valanghe di insetti, null’altro. Un enorme ragno si fermò sul rampicante del cortile: mi sembrò che ci osservasse. Presi il palo di una scopa per ucciderlo, ma mi trattenni non so perché. Roberta esclamò: «È la speranza. Una signora francese una volta mi ha detto che “il ragno di sera è speranza”». «Allora, se è speranza, lo conserveremo dentro una scatola», le dissi.

2 gennaio 1920 – 6 aprile 1992 Isaac Asimov

Effi Briest, 1895 – Theodor Fontane

Fin da S. Silvestro soffiava un forte vento di nord-est, che nei giorni seguenti si accrebbe quasi fino a diventare una tempesta, e il pomeriggio del tre gennaio corse la voce che una nave non era riuscita ad entrare in porto, ed era naufragata a cento metri dal molo; era una nave inglese, di Sunderland, e, per quel che se ne riusciva a vedere, aveva a bordo sette uomini. I piloti, nonostante ogni sforzo, non riuscivano ad uscire dal porto oltre il molo, e far partire una barca dalla spiaggia era impossibile a causa della risacca. Erano notizie abbastanza tristi; ma Giovanna, che le aveva portate, aveva pronta anche la consolazione: il console Eschrich era già per la via con l’apparecchio di salvataggio e i razzi, e certamente si sarebbe riusciti. […] Furono tratti in salvo tutti quanti, e mezz’ora dopo, tornando a casa con Innstetten, Effi avrebbe voluto gettarsi sulla sabbia e piangere. Un sentimento puro aveva trovato nuovamente posto nel suo cuore, ed essa si sentiva infinitamente felice che fosse così. Questo era avvenuto il tre di gennaio.

3 Gennaio 106 a.C. – 7 Dicembre 43 a.C. Marco Tullio Cicerone
3 gennaio 1892 – 2 settembre 1973 John Ronald Reuel Tolkien

Confessioni di una maschera, 1949 – Yukio Mishima

Ecco la casa in cui mio padre aveva condotto mia madre, novella sposa fragile e affascinante. La mattina del 4 gennaio 1925 mia madre fu colta dalla doglie. Alle nove di sera partorì un bambino piccolissimo, che pesava appena due chili e quattrocento grammi. La sera del settimo giorno il neonato fu vestito con panni di flanella e seta color crema a cui si sovrappose un chimono di crespo di seta marezzata. In presenza degli abitanti della casa al completo il nonno tracciò il mio nome sopra una striscia di carta da cerimonie che depose sul piedistallo delle offerte nel tokonoma.

4 Gennaio 1912 – 1 Febbraio 1990 Gianfranco Contini

Metello,  1955Vasco Pratolini

Così trascorsero mesi e mesi, tanti perché ella compisse vent’anni e una mattina, era la vigilia dell’Epifania, il 5 gennaio del 1900, una data impossibile da dimenticare, Ersilia aveva fatto il turno di notte e usciva d’ospedale. Erano le sette di mattina, già nell’atrio il freddo tagliava il viso; fuori, il cielo era bujo, come se l’alba non si decidesse a spuntare; i lampioni a gas erano ancora illuminati sulla piazza e sotto il porticato, a metà del quale, degli uomini stavano attorno a un falò acceso dagli spazzini. Di nuovo, il cuore le salì in gola, prima ancora di poter dire a se stessa la ragione. Metello dava le spalle al falò, le mani dietro il dorso; indossava un cappotto marrone col bavero tirato fin sulla bocca, un cappello dalla tesa grande calata, ma lo stesso, quando egli si mosse, già ella lo aveva riconosciuto.

5 gennaio 1932 – 19 febbraio 2016 Umberto Eco

Nostra Signora di Parigi, 1831 – Victor Hugo

Il 6 gennaio 1482 non è un giorno di cui la storia abbia conservato ricordo. Non vi era nulla di notevole nell’avvenimento che metteva così in moto, fin dal  mattino, le campane e i borghesi di Parigi. Non si trattava né di un assalto di Piccardi o di Borgognoni, né di un reliquario portato in processione, né di una rivolta di scolari nella città di Laas, né di una entrata del nostro temutissimo signore messere il re, e neppure di una bella impiccagione di ladri e ladre sulla piazza della Giustizia di Parigi. [. . .]

Il 6 gennaio, quello che metteva in agitazione tutto il popolino di Parigi, come dice Jehan de Troyes, era la doppia solennità, unificata da tempo immemorabile, del giorno dei Magi e della festa dei Matti. In quel giorno dovevano esserci fuoco di gioia alla Grève, piantagione del maggio alla cappella di Braque e mistero al Palazzo di Giustizia.

6 Gennaio 1885 – 1 Novembre 1957 Clemente Rebora

La macchina mondiale, 1965 – Paolo Volponi

La caccia intanto mi impegnava sempre più perché c’era un gran passaggio di tordi marinacci, di merle ed anche di anatre sopra i fossi e dalle parti del Cinisco. Siccome non volevo sparare, anche perché avevo pochi colpi, ai tordi e alle merle e, quando mi era possibile, nemmeno alle anatre, dovevo tendere delle reti di stracci sui forti delle edere e sulle teste dei ginepri, acquietarmi in un capanno ed essere pronto a tirare la corda quando vedevo due o tre tordi insieme posarsi sulle bacche o buttarsi dentro i ginepri. Per le anatre avevo inventato una specie di amo, fatto con spille e con acini di granturco, che mettevo a galleggiare nell’acqua sopra delle foglie che tenevo fissate con una bacchetta infilzata nel fango della riva; ma erano poche le anatre che abboccavano e se una rimaneva prigioniera, le altre andavano via con i loro voli che disegnavano una lettera altissima nel cielo.

Queste lettere delle anatre erano altri segnali del mutare dell’invernata, finché mi trovai al 7 gennaio, giorno del mio compleanno.

7 gennaio 1912 – 22 gennaio 1990 Giorgio Caproni

I demoni, 1956 – Heimito von Doderer

Rividi   Schlaggenberg nell’anno nuovo, il sabato dopo l’Epifania, l’8 gennaio; e solo per pochi minuti, di notte, fra altra gente. Quella sera c’era una delle solite grandi baldorie o gozzoviglie in massa, preparate dal capitano di cavalleria barone von Eulenfeld, cui partecipava gente presa da tutte le parti e trasportata addirittura in automobile [. . .] Apriva la marcia, e non precisamente adagio, la rossa vettura sportiva del capitano. Era un terribile pandemonio che si scatenava attraverso i piccoli bar e caffè del centro, come attraverso le osterie suburbane e alla fine, dopo un avvicendarsi d’innumerevoli tappezzerie, caffè, bettole, alloggi privati, ateliers, cabarets e locali notturni di ogni specie, il tutto si concludeva in una di quelle perfette nebulose alla Eulenfeld che, anche per la “sbornia” (così la chiamava il capitano) a cose fatte spesso non era facile localizzare.

8 gennaio 1921 – 20 novembre 1989 Leonardo Sciascia

Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde, 1886 – Robert L. Stevenson

Quattro giorni or sono, il nove gennaio, ricevetti con la posta del  pomeriggio una lettera raccomandata il cui indirizzo rivelava la calligrafia del mio collega e vecchio compagno di scuola, Henry Jekyll. Ne fui sorpreso non poco poiché non avevamo mai avuto l’abitudine di ricorrere a scambi epistolari. Oltretutto l’avevo incontrato la sera prima trattenendomi con lui a cena, e, per quanto potessi immaginare, non c’era nulla nei nostri rapporti che richiedesse una simile procedura formale. Il contenuto della missiva aumentò il mio stupore. Ecco infatti quel che vi era scritto:

« [. . .] Voglio che questa notte tu rinvii ogni altra incombenza. .. sì, anche se tu fossi convocato al capezzale di un imperatore; che tu prenda a nolo un calesse, se non hai già la carrozza al portone, e corra senza indugio a casa mia con questa lettera che ti guiderà nei movimenti. Poole, il maggiordomo, ha ricevuto istruzioni in proposito e lo troverai ad attenderti con un fabbro. Dovrete forzare la porta del mio studio, ma sarai tu solo ad entrare. »

9 gennaio 1881 – 8 Luglio 1956   Giovanni Papini
9 gennaio 1908 – 14 aprile 1986 Simone de Beauvoir
9 gennaio 1933 – 13 novembre 2021 Wilbur Smith

Il deserto dei Tartari, 1940 – Dino Buzzati

«Mi sembra ieri che sono arrivato alla Fortezza» diceva Drogo ed era proprio così. Sembrava ieri, eppure il tempo si era consumato lo stesso con il suo immobile ritmo, identico per tutti gli uomini, né più lento per chi è felice né più veloce per gli sventurati. Né adagio né presto altri tre mesi erano passati. Natale si era già dissolto nella lontananza, anche il nuovo anno era venuto portando per qualche minuto agli uomini strane speranze. Giovanni Drogo già si preparava a partire. Occorreva ancora la formalità della visita medica, come gli aveva promesso il maggiore Matti, e poi sarebbe potuto andare. Egli continuava a ripetersi che questo era un avvenimento lieto, che in città lo aspettava una vita facile, divertente e forse felice, eppure non era contento. Il mattino del 10 gennaio entrò nell’ufficio del dottore, all’ultimo piano della Fortezza.

10 gennaio 1846 – 15 dicembre 1918 Salvatore Farina
10 GENNAIO 1937 Gianni Celati

Le quattro ragazze Wieselberger,1976 – Fausta Cialente

Così, fra le buste e i foglietti ingialliti degli autorevoli autografi  gentilmente conservati nei cassetti del salottino Impero, si trovano anche i piccoli, laceri programmi dell’epoca: Elsa, che già nel 1891 ha cantato in pubblico alla Filarmonica di Trieste nel Tramonto del Coronaro, una favola pastoral-musicale, e si è esibita in altri concerti cantando romanze di cui spesso è autore il padre, ha debuttato al Teatro Verdi di Lodi l’11 gennaio 1894 nella Carmen, dove ha la parte di Micaela (abbonamento per dieci rappresentazioni, lire sette e cinquanta); sfortunatamente la rappresentazione si risolve in un fiasco solenne per tutti quanti, e la sola che si salva dal disastro – lo proclama ad alta voce la critica del tempo – è proprio la gentile e graziosa Micaela, per la qualità del suo canto e la sua perfetta scuola; bionda com’è non ha avuto nemmeno bisogno d’una parrucca.

11 gennaio 1963 Arne Dahl

Cuore di cane, 1925 – Michail Bulgakov

12 gennaio. Infila le mani in tasca. Lo stiamo disavvezzando dal turpiloquio, Ha fischiettato una canzoncina. Riesce a sostenere una conversazione. Non riesco a trattenermi dall’affacciare alcune ipotesi. Al diavolo il ringiovanimento, almeno per ora. L’altro fatto è incomparabilmente più importante. La stupefacente scoperta del professor Preobraženskij ha rivelato uno dei segreti del cervello umano. D’ora in poi la misteriosa funzione dell’ipofisi è chiarita. L’ipofisi condiziona la figura umana. I suoi ormoni si possono definire come i più importanti dell’organismo: gli ormoni della conformazione esterna. Si apre un nuovo capitolo nella scienza: senza ricorrere alla storia di Faust abbiamo creato l’homunculus. Il bisturi del chirurgo ha dato vita a una nuova entità umana. Il professor Preobraženskij è un creatore (macchia d’inchiostro).

12 gennaio 1949   Haruki Murakami
12 gennaio 1876 – 22 novembre 1916 Jack London

Il coccodrillo, 1865 – Fëdor Dostoevskij

Il tredici gennaio del corrente anno milleottocentosessantacinque, a  mezzogiorno e mezzo, a Elena Ivanovna, la consorte di Ivan Matveič, mio colto amico, collega  e in parte anche lontano parente, venne il desiderio di vedere il coccodrillo che veniva mostrato, dietro pagamento di una certa somma, nel Passage. Avendo già in tasca il biglietto per un viaggio all’estero (che voleva intraprendere non tanto per motivi di salute, quanto per curiosità) e avendo di conseguenza già ottenuto un congedo dal servizio ed essendo dunque quel mattino assolutamente libero, Ivan Matveič non solo non si oppose alla realizzazione del desiderio della sua consorte, ma anzi fu anch’egli infiammato da quella curiosità. «Splendida idea» disse tutto contento «andiamo a vedere il coccodrillo! Accingendomi a visitare l’Europa, non è male che ancora in patria io conosca gli indigeni che la abitano», e con queste parole, presa sottobraccio la sua consorte, si diresse immediatamente con lei verso il Passage. Da parte mia, io mi accodai a loro, secondo la mia abitudine, nelle vesti di amico di famiglia. Non avevo mai visto Ivan Matveič in una disposizione d’animo così favorevole come era in quel mattino per me memorabile – com’è vero che non conosciamo in anticipo la nostra sorte!

13 Gennaio 1913 – 13 Agosto 1979 Gilbert Cesbron

Emma Zunz, 1949 – Jorge Luis Borges

Il quattordici gennaio del 1922, Emma Zunz, di ritorno dalla fabbrica di tessuti Tarbuch e Loewenthal, trovò in fondo all’ingresso una lettera, col timbro del Brasile, dalla quale seppe che suo padre era morto. La ingannarono, a prima vista, il francobollo e la busta; poi, la inquietò la calligrafia sconosciuta. Nove o dieci righe scarabocchiate cercavano di riempire il foglio; Emma lesse che il signor Maier aveva ingerito per errore una forte dose di veronal ed era morto il tre di quel mese all’ospedale di Bagé. Firmava la lettera un compagno di pensione di suo padre, un certo Fein o Fain, di Rio Grande, il quale non poteva sapere che si dirigeva alla figlia del morto. Emma lasciò cadere il foglio. La sua prima impressione fu di malessere al ventre e alle ginocchia; poi di cieca colpa, d’irrealtà, di freddo, di timore; poi, desiderò trovarsi già al giorno dopo. Immediatamente comprese che quel desiderio era inutile, perché la morte di suo padre era la sola cosa che fosse accaduta al mondo e che sarebbe continuata ad accadere, senza fine.

14 Gennaio 1896 – 28 Settembre 1970 – John Dos Passos

La cena a Elsinore, 1934 Karen Blixen

Il 15 gennaio la Fortuna II insieme alla corsara Three Friends, aveva catturato sei legni nemici, e con essi faceva rotta verso Drogden, per metterli in vendita a Copenaghen,  quando una delle navi andò a incagliarsi sul Middelgrund. Era un grosso brigantino carico di tela da vele, valutato sui centomila risdalleri; al mattino di quel giorno i corsari lo avevano tagliato fuori da un convoglio inglese. I vascelli inglesi li inseguivano tuttora e di fronte all’incidente inviarono subito in soccorso al brigantino un forte distaccamento composto di sei scialuppe. I corsari, dal canto loro, non erano affatto disposti a cederlo, e attaccarono gli inglesi, i quali furono ricacciati da un fuoco di mitraglia, e dovettero rinunciare al recupero. Ma il brigantino era perduto in tutti i modi. Il capitano d’una delle corsare che l’aveva abbordato, alla vista delle scialuppe nemiche, le cui forze erano in soprannumero, vi aveva appiccato il fuoco affinché non tornasse a ricadere nelle mani degli inglesi. L’incendio divampò così violento che la nave non poté essere salvata, e per tutta la notte quelli di Copenaghen poterono vedere lo smisurato terribile falò, lassù al nord.

15 gennaio 1622 – 17 febbraio 1673 Molière (pseudonimo di Jean-Baptiste Poquelin)

Il giorno della civetta, 1961 – Leonardo Sciascia

Il 16 gennaio, alle sei e trenta, il Marchica uccise, in ogni particolare eseguendo il piano preparato dal Pizzuco, Salvatore Colasberna. Ma ci fu un intoppo nell’incontro, a metà della via Cavour, mentre il Marchica fuggiva, col suo concittadino Paolo Nicolosi: il quale nettamente lo riconobbe, e anzi lo chiamò per nome. Ne ebbe inquietudine: e questa sua inquietudine comunicò al Pizzuco quando, subito dopo, venne a raggiungerlo nella casa di campagna.  Il Pizzuco si agitò, bestemmiò; poi, calmatosi, disse: «Non ti preoccupare, ci pensiamo noi››. A bordo di un camioncino di sua proprietà, il Pizzuco lo accompagnò fino alla contrada Granci, a poco meno di un chilometro da B.: ma prima gli consegnò, a saldo, altre centocinquanta- mila lire, che con quelle dell’anticipo facevano le trecentomila pattuite.

16 gennaio 1861 – 26 luglio 1927 Federico De Roberto
16 gennaio 1910 – 11 dicembre 1991 Mario Tobino

Resurrezione, 1899 – Lev Tolstoj

Il 17 gennaio 188… il titolare dell’albergo Mauritania, sito in questa città, denunciò alla polizia la morte improvvisa di un ospite dell’albergo, Ferapònt Smielkòv, mercante siberiano di seconda categoria. Il medico della quarta divisione rilasciò il certificato che la morte dello Smielkòv era dovuta ad un aneurisma provocato dall’abuso di bevande alcooliche; e il cadavere venne inumato. Ma alcuni giorni dopo, un compaesano e amico dello Smielkòv, il mercante siberiano Timochin, arrivato da Pietroburgo, informatosi sulle circostanze in cui il decesso era avvenuto, enunciò il sospetto che lo Smielkòv fosse stato avvelenato a scopo di rapina. Fu perciò aperta un’inchiesta dalla quale risultò quanto segue:

1. Che lo Smielkòv, poco prima di morire, aveva ritirato dalla banca la somma di 3800 rubli d’argento, mentre dopo la sua morte risultarono in suo possesso soltanto 312 rubli e 16 copeche.

2. Che lo Smielkòv aveva trascorso tutto il giorno e tutta la notte antecedenti al suo decesso, in compagnia della prostituta Liubka, alias Jekatierina Màslova, parte nella casa di tolleranza e parte nell’albergo Mauritania […]

17 Gennaio 1820 – 28 Maggio 1849  Anne Brontë
17 Gennaio 1860 – 2 Luglio 1904 Anton Pavlovič Čechov

Il tamburo di latta, 1959 – Günter Grass

Era il diciotto gennaio del trentasette. A tarda sera, su una neve scricchiolante indurita dai passi, mentre il cielo sembrava promettere ancora neve, tanta neve quanta ne può desiderare solo chi sa come essa gli sia propizia, vidi Jan Bronski attraversare la strada a destra e, a monte del mio appostamento, passare senza levare lo sguardo davanti alla gioielleria, poi, dopo un attimo di esitazione, fermarsi come obbedendo a un richiamo; si voltò – o meglio fu voltato – ed ecco Jan fermo davanti alla vetrina, sotto i silenti aceri dai rami carichi di neve. Il delicato Jan, sempre un po’ sofferente, ossequioso verso i superiori, ambizioso in amore, lo stupido e insieme stregato dalla bellezza Jan Bronski, Jan, che viveva della carne della mamma, che – e lo sospetto ancor oggi – mi procreò in nome di Matzerath, Jan stava fermo lì, nell’elegante cappotto confezionato come da un sarto di Varsavia; stava ritto come il monumento di se stesso, pietrificato, così simbolico con lo sguardo fisso sui rubini della collana d’oro, che mi parve Parsifal quando stava in piedi nella neve e vedeva, sulla neve, del sangue.

18 Gennaio 1689 – 10 Febbraio 1755  Charles Louis Montesquieu

L’amico ritrovato,1971 – Fred Uhlman

E così fu deciso. Lasciai la scuola a Natale e il 19 gennaio, giorno del mio compleanno, circa un anno dopo che Konradin era entrato nella mia vita, partii per l’America. Prima della partenza ricevetti due lettere. La prima, in versi, era il prodotto degli sforzi congiunti di Bollacher e di Schulz:

Piccolo Yid – vogliamo dirti addio

Che tu raggiunga all’inferno i senzadio.

Piccolo Yid – ma dove te ne andrai?

Nel paese da cui non si torna giammai?

Piccolo Yid – non farti più vedere

Se vuoi crepare con le ossa intere.

La seconda invece, diceva:

Mio caro Hans,

questa è una lettera difficile. Prima di tutto voglio dirti quanto mi dispiaccia che tu stia per partire per l’America. Non dev’essere facile per te, che ami tanto la Germania, ricominciare una nuova vita in un paese con cui né io né te abbiamo niente in comune e mi immagino l’amarezza  l’infelicità che devi provare. Tuttavia, questa è la soluzione più saggia, date le circostanze.

19 gennaio 1809 – 7 ottobre 1849 Edgar Allan Poe
19 gennaio 1901 – 11 aprile 1985  Fred Uhlman

Le leggende del castello nero, 1869 – Igino Ugo Tarchetti

Sono venuta tanto da lontano per rivederti, senti il mio cuore come batte… senti come batte forte il mio cuore… tocca la mia fronte e il mio seno: oh sono assai stanca, ho corso tanto; sono spossata dalla lunga aspettazione… erano quasi trecento anni che non ti vedeva.»

«Trecento anni!»

«Non ti ricordi? Noi eravamo assieme in questo castello: ma sono memorie terribili! Non le evochiamo.»

«Sarebbe impossibile; io le ho dimenticate.»

«Le ricorderai dopo la tua morte. »

«Quando?› »

«Assai presto.»

«Quando?»

«Fra venti anni, al venti di gennaio: i nostri destini, come le nostre vite, non potranno ricongiungersi prima di quel giorno.»

La lezione del 1980, 1966 – Dino Buzzati

Tre casi, sia pure singolarissimi, non consentivano certo di formulare una legge. L’interpretazione tuttavia colpì le fantasie  e si presentò un ansioso interrogativo: a chi toccherà martedì prossimo? Dopo Kurulin, Fredrikson e Klement, chi è l’uomo più potente della Terra destinato a perire? In tutto il mondo ci fu una febbre di scommesse per questa corsa alla morte.   Fu una settimana indimenticabile per la tensione degli animi. Chi si occupava più del cratere di Copernico? Più di un capo di Stato era combattuto fra l’orgoglio e la paura: da una parte l’idea di essere prescelto al sacrificio del martedì notte lo lusingava, quale dimostrazione della propria autorità; dall’altra l’istinto di conservazione faceva sentire la sua voce. Il mattino del 21 gennaio, Lu Ci-min, l’ermetico capo della Cina, convinto, più o meno presuntuosamente, che fosse venuto il suo turno, per dimostrare la sua indipendenza dalla volontà dell’Eterno, ateo com’era, si tolse la vita.  

21 gennaio 1930 Franco Loi

Il rancore e le nuvole, 1985 – Antonio Tabucchi

Non seppe resistere alla tentazione di prendere un trenino per Soria, di attraversare i campi di Castiglia, di recarsi in pellegrinaggio in un luogo sobrio e essenziale dove lo chiamava una poesia. La camera della pensione Cuevas era rimasta intatta: un tavolo, una sedia, un letto, un attaccapanni. Vagò commosso per le stradette di quella cittadina modesta, circondata dal deserto lunare della Castiglia; poi in una libreria antiquaria, dopo ripetute insistenze, trovò un ritratto di Machado con una dedica autografa in un angolo: 22 gennaio 1939. Il poeta stava fuggendo verso la frontiera, verso la morte, stretto dal cerchio franchista.

 22 gennaio 1930 – 22 marzo 2020  Alberto Arbasino
22 gennaio 1891 – 27 Aprile 1937    Antonio Gramsci

Le quattro stagioni di Manuela, 1952 – Victor W. von Hagen

Il 23 gennaio di quell’anno Manuela Sáenz de Thorne s’era unita a un imponente gruppo di 112 donne, le più importanti patriote di Lima, che dovevano ricevere questa onorificenza. Avevano percorso in parata le strade della città fino all’ex palazzo del viceré, dove avevano avuto luogo solenni cerimonie. Manuela in piedi, in mezzo alle grandi dame di Lima, molte delle quali portavano titoli di antica nobiltà, come la contessa de la Vega, la marchesa de Torre-Tagle, la contessa di San Isidro, era stata decorata con il più ambito ordine del Nuovo Mondo. Pareva quasi impossibile che solo sette anni prima avesse lasciato Quito in disgrazia. . .

23 gennaio 1930 – 17 marzo 1992 Derek Walcott
23 gennaio 1960 Elena Loewenthal

I rossi e i bianchi. Il placido Don, 1933 – Michail šolochov

Il 24 gennaio Ivan Aleksejevic andò alla staniza Vescenskaja, chiamato dal presidente del revcom del distretto. Doveva tornare verso sera. Miska Koscevj sedeva nella casa deserta di Mohov, nell’antico gabinetto da lavoro del padrone, davanti alla scrivania larga come un letto a due piazze. Sul davanzale della finestra (nella camera non c’era che una sedia sola) era semisdraiato il miliziano Olscianov, mandato dalla Vescenskaja. Egli fumava silenziosamente, sputava lontano, con arte, centrando ogni volta con lo sputo una piastrella di maiolica del camino. Dietro le finestre, il tenue chiarore della notte stellata. Un silenzio gelido, aperto ad ogni eco, regnava indisturbato. Miska firmò il protocollo della perquisizione operata da Stepan Astachov; ogni tanto guardava oltre la finestra i rami di un albero inzuccherato di brina.

Elsa Morante La Storia, 1974

La fine di Quattro segue a poca distanza quella di Mosca: e fu precisamente nella notte fra il 25 e il 26 gennaio. […] La notte del 25, pioveva a rovesci, e Quattro si era coperto la testa di un caschetto coloniale, da lui tinto di nero per mimetizzarlo, e sotto il quale la sua faccia tonda di contadinello scompariva quasi fino al naso. Aveva con sé il suo mitra, predato al nemico; ai piedi, i suoi scarponi impermeabili, predati al nemico; e si portava, naturalmente, la sua solita munizione notturna di chiodi quadripunte, la quale invero, stanotte, era piuttosto magra. Difatti, la rifornitura dei chiodi era diventata difficile, da quando alcuni fabbri amici che li producevano (romani, in prevalenza) erano stati “fermati” e portati all’ammazzatoio. E da ultimo, Quattro aveva preso a fabbricarseli lui stesso in una fucina di paese, in complicità col garzoncello e di nascosto dal padrone.

25 gennaio 1958 Alessandro Baricco

La vita: istruzioni per l’uso, 1978 – Georges Perec

Il matrimonio tra quei due idoli della gioventù s’imponeva e fu celebrato, con tutta la pompa dovuta il ventisei gennaio 1946, giorno della festa nazionale d’Australia. Più di quarantacinquemila persone assistettero alla benedizione nuziale impartita nel grande stadio di Melbourne dal cardinale Fringilli, allora vicario ecumenico apostolico dell’Australasia e delle terre antartiche. Poi, dietro compenso di dieci dollari australiani a testa – ossia quasi settanta franchi – la folla fu ammessa nella nuova proprietà della giovane coppia e poté sfilare davanti ai regali arrivati dalle cinque parti del mondo.

26 gennaio 1804 – 3 agosto 1857 Eugène Sue

Il tesoro della montagna azzurra, 1907 – Emilio Salgari

Nel momento di comparire dinanzi a Dio, affido alle onde dell’Oceano Pacifico i sette barili che ho potuto salvare dal naufragio della mia nave “Sarmiento” appartenente al dipartimento marittimo del Callao, naufragata il 27 gennaio 1866 sulle scogliere della Baia di Bualabea. Ho lasciato a Valparaiso due figli, Pedro e Mina che potrebbero un giorno diventare ricchissimi se seguiranno le mie istruzioni. Accolto  dalla tribù dei krahoa, indigeni antropofagi che mi hanno considerato come un figlio delle onde e che mi hanno nominato loro capo, ho trovato una miniera d’oro  che per quattro anni ha reso milioni e milioni di piastre. Mi trovo nell’impossibilità di calcolare la ricchezza del deposito che io ho fatto rinchiudere nei fianchi della Montagna Azzurra dopo averla tabuata. Unisco al documento un pezzo di corteccia con tre notù, insegna della tribù, fatto in doppia copia, nel caso che i miei figli si decidano a venire per raccogliere il tesoro. Fra pochi giorni sarò morto perché una lancia, probabilmente con la punta avvelenata, mi si è piantata profondamente nel petto durante una battaglia. Qualunque navigante raccolga uno dei barili che ho fatto gettare in mare dalla foce del Diao, li consegni ai miei figli in Valparaiso, calle dell’Alcalà.

27 Gennaio 1814 – 9 Maggio 1884 Giovanni Prati
27 Gennaio 1832 – 14 Gennaio 1898 Lewis Carroll, pseudonimo di Charles Lutwidge Dodgson
27 gennaio 1927 – 10 dicembre 1987 Giovanni Arpino

Lontana, 1951 – Julio Cortázar

28 gennaio […] Ho pensato una cosa strana. Arrivavo nella terribile città ed era sera, sera verdastra ed acquea come mai sono le sere se non le si aiuta pensandole. Dalla parte della Dobrina Stana, nella prospettiva Skorda, cavalli irti di stalagmiti e poliziotti rigidi, focacce fumose e frange di vento insuperbiscono le finestre. Camminare per la Dobrina con passo da turista, carta geografica nella tasca del mio tailleur turchino (con questo freddo aver lasciato il cappotto al Burglos), fino ad una piazza lungo il fiume, quasi sopra il fiume rimbombante di ghiacci spezzati e di barconi e qualche martin pescatore che là forse si chiama sbunáia tjéno o peggio. Supposi che dopo la piazza venisse il ponte. Lo pensai e non volli proseguire.

28 Gennaio 1853 – 19 Maggio 1895 José Julián Martí Pérez

Il giorno in cui piovve per sempre, 1959 – Ray Bradbury

«Chi comprerebbe un albergo morto in una città fantasma? » disse il signor Terle, quietamente. «No. No, rimarremo qui seduti ad aspettare, ad aspettare il gran giorno, il 29 gennalo.» Lentamente, i tre uomini smisero di dondolarsi. Il 29 gennaio. L’unico giorno, in tutto l’anno, quando veramente il tempo si lasciava andare e pioveva. «Non avremo molto da aspettare. » Il signor Smith inclinò il suo orologio d’oro come la calda luna d’estate, nella palma. «Fra due ore e nove minuti sarà il 29 gennaio. Ma non vedo nemmeno una nuvola in diecimila miglia.» «Ha piovuto tutti i 29 gennaio, dacché sono nato!» Il signor Terle si interruppe, sorpreso della propria voce alta. «Se quest’anno è in ritardo d’un giorno, non tirerò la camicia del buon Dio.»

29 gennaio 1860 – 15 luglio 1904 Anton Pavlovič Čechov

La nausea, 1938 – Jean-Paul Sartre

Martedì, 30 gennaio Niente di nuovo.  Ho lavorato dalle nove all’una in biblioteca. Ho sistemato il capitolo XII e tutto ciò che concerne il soggiorno di Rollebon in Russia fino alla morte di Paolo I. Ecco un lavoro fatto: non rimarrà che metterlo in pulito. È l’una e mezzo. Sono al caffè Mably, mangio un sandwich, tutto è pressoché normale. […] È curioso: ho già riempito dieci pagine e non ho detto la verità – o almeno, non tutta la verità. Quando ho scritto sotto la data, «Niente di nuovo›› ero in malafede: v’era una piccola storia, infatti, né vergognosa né straordinaria, che si rifiutava di uscire. «Niente di nuovo». Ammiro come si possa mentire appoggiandosi sulla ragione. In realtà, se vogliamo, non è accaduto niente di eccezionale: stamane, alle otto e un quarto, uscendo dall’albergo Printania per andare in biblioteca, volevo raccogliere una carta che strisciava per terra e non ci sono riuscito. È tutto qui, e non è nemmeno un avvenimento.

Trama d’infanzia, 1976 – Christa Wolf

Che M. fosse costretto a simulare quell’ultima sera – fu mercoledì 31 gennaio 1973 – quando arrivò all’improvviso dopo una lunga assenza, in compagnia della sua amica, molto più giovane di lui, una sua ex allieva, per restituire un libro preso in prestito (Musil: L’uomo senza qualità), era nella natura delle cose. Sapeva che era l’ultima sera della sua vita. Nella giacca a vento che la ragazza appese in corridoio doveva trovarsi la lettera che spedirono quella sera stessa: dissero che non potevano trattenersi, dovevano ancora andare alla posta. L’ultima frase della lettera, che d’altronde non conteneva spiegazioni del gesto, ma solo un sobrio computo del loro lascito finanziario, diceva: quando leggerete queste parole, noi non vivremo più. Fu una finzione dunque – se così si può chiamare – l’interesse che M. mostrò per il vostro nuovo quadro, che definì a ragione «inquietante». Questa sfilata di pioppi, disse. Fece una breve osservazione sull’azzurro che, come sapeva, è anche il tuo colore preferito.

31 gennaio 1923 – 10 novembre 2007 Norman Mailer
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