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Vrù … mmm e si attiva il presepio di “Cichìŋ” Berta

Risalendo la Val Grande di Lanzo si arriva a Cantoira. Dal capoluogo un serpentello di asfalto si inerpica zigzagando ai 1030 metri di Vrù, borgata gioiello di pietra grigia e chintane sdrucciolevoli. Vi trovate una rinomata trattoria estiva e un’altalena grande e panoramica come il prato che si distende verso la chiesa della Madonna della Neve. Originale la copertura tondeggiante e coordinata in scaglie di ardesia della cupola e del campanile. Originale anche  l’interpretazione della Natività. Nel periodo natalizio, in ogni angolo della borgata, tra galline e conigli, il tema del Natale e del presepe si incarna negli oggetti umili della quotidianità: attrezzi tradizionali, pezzi di legno, damigiane, pigne e sassi con due pennellate di colore, scampoli di stoffa e batuffoli di cotonina si animano di spirito natalizio e  trasformano la passeggiata nell’intrico delle chintane di Vrù in una continua sorpresa.

Il punto d’arrivo è la chiesa, dove gli scolari di Cantoira espongono la loro interpretazione del presepio, e soprattutto la vecchia scuola. Pochi scalini, una stanzetta di ricordi e di servizio e poi la meraviglia: il presepe meccanico ideato e costruito pezzo dopo pezzo da Francesco “Cichìŋ” Berta “l’uomo di Vrù”. Nato e vissuto nella borgata e per la borgata. Quasi ottant’anni di vita, minatore e poi geniale artigiano.

Francesco “Cichìŋ” Berta nasce nel 1924 a Vrù, dove trascorre la sua vita operosa, lavorando nelle miniere di talco e facendo l’agricoltore. La sua genialità e la sua eccezionale manualità e lo spirito generoso dal 1962 lo inducono a costruire in una stanza della ex scuola un presepe meccanico, fatto di personaggi di legno e vari ingranaggi, che incrementa nel tempo, arrivando a una sessantina di personaggi e un centinaio di movimenti. Dagli anni ’90, con l’aiuto del figlio Giovanni si dedica alla realizzazione di miniature lungo la strada, riproducendo la Mole Antonelliana (4 metri), la Torre di Pisa e altre architetture tipiche della valle, utilizzando pietre, cemento e ferri. Muore nel 2001 e il figlio Giovanni, tornitore a Lanzo, una volta in pensione diventa il custode del presepio paterno, costruendo qualche nuovo personaggio, come il fisarmonicista che evoca il padre, e occupandosi della manutenzione dei complessi meccanismi. A lui dal 2019 si è affiancata l’Associazione Culturale “Francesco Berta”, per proteggerne le creazioni e promuovere il borgo.

Una manualità eccezionale, abbinata alla fantasia e al rispetto della tradizione, ha prodotto monumenti in pietra come la Mole Antonelliana e la Torre di Pisa, ma soprattutto uno dei presepi meccanici più affascinanti che abbia visto.

Il primo aggettivo che mi è venuto in mente per definire il presepio di Vrù è stato meraviglioso. Il secondo è “intenso”. Altri presepi hanno forse dimensioni maggiori, ma quello di “Cichìŋ” è un villaggio montano denso di case, affollato di animali e personaggi, oltre 60, e fervente di attività. Mi ha colpito il moltiplicarsi dei movimenti anche in una singola scena. Mentre viene munta, la mucca muove la coda e rumina. Mentre getta la canna il pescatore si porta la pipa alla bocca … e l’attenzione ai minimi particolari: il filo bianco per il latte che il mungitore spreme dalla mucca, l’acqua vera nel secchio che sale dal pozzo, il deschetto da falegname accanto a San Giuseppe, la neve che fiocca lenta.

Il filmato completo su ScuolaGuido YouTube evidenzia i movimenti dei personaggi che animano il presepio meccanico di Vrù. Qui il particolare del mungitore sottolinea l’accuratezza dei meccanismi, nella scena vi sono 3 movimenti contemporanei e lo zampillo di latte è molto realistico.

È un diorama didascalico, un museo in miniatura di antichi mestieri e vita contadina. Mentre Gesù nasce tra le case, abilmente ricostruite in pietra e legno secondo la tipologia locale, decine di personaggi sono intenti nelle loro attività. In continuo movimento (sollecitati dai complessi meccanismi nascosti) mungono, zappano, cardano, filano, tessono, cuociono, pescano, lavano, infornano, molano, piallano, potano, mangiano, bevono, giocano, attingono al pozzo, scavano in miniera, scuotono i panni, tagliano assi, intrecciano canestri e spalano neve. Come i due fidanzatini che si baciano sul prato, tutti sembrano troppo presi dai lavori quotidiani per accorgersi della nascita divina. Ma a riverire la Sacra Famiglia sono già arrivati i Magi e un’orchestrina allieta, credo suonando una curenta, le prime ore del Bambin Gesù. Tra i suonatori c’è un fisarmonicista. Lo ha modellato Giovanni Berta, per ricordare il papà “Cichìŋ”. Come la Associazione che ne ha assunto il nome, Giovanni ha raccolto l’eredità del padre Francesco. Custode e manutentore dell’opera paterna, ne ha anche incrementato i personaggi.

Tre momenti di lavorazione tessile casalinga, si carda la lana, si fila e si tesse al telaio. Il filmato completo su ScuolaGuido YouTube.

Tanti personaggi, tanto movimento e una sensazione di grande armonia. È questa la caratteristica dei capolavori. Quando nel 1962 Francesco Berta ha cominciato ad assemblare il suo presepio forse non sapeva che avrebbe lasciato un’eredità eccezionale. E non parlo solo del presepio, ma dell’entusiasmo creativo e dell’esempio di dedizione al luogo natio, alla tradizione e alla montagna, che è stato così intenso da indurre la famiglia, gli amici e i frequentatori della borgata a raccoglierlo e a dargli continuità nella Associazione Culturale a lui intitolata.

La chiesa di Vrù, dedicata alla Madonna della Neve, ha origini settecentesche, più recente il campanile, rialzato nel Novecento. Molto caratteristica la copertura della cupola a lanterna e del campanile stesso, semisferica con lose sovrapposte a pigna.

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