Un matrimonio e sei funerali: le tragiche nozze della principessa reanese Maria Vittoria – 30 maggio 1867

Il borgo antico di Reano si rannicchia ai piedi del castello, che punta al cielo con  una geometrica fuga di pareti rosa e torri merlate.  Nell’Ottocento vi  soggiornò a lungo il principe Carlo Emanuele  con la moglie Luisa De Merode e la figlia Maria Vittoria. I Dal Pozzo della Cisterna avevano acquisito il feudo di Reano già dal 1581, ma divenne soggiorno abituale dopo che il principe, liberale compromesso nei moti del 1821, ottenne l’amnistia e rientrò a Torino. Scelse un basso profilo lontano dalla politica, ma vicino alla gente. Ricchissimo, si profuse in opere benefiche e si dedicò in particolare al suo feudo di Reano promuovendo la riedificazione della Parrocchiale di San Giorgio e fondando due scuole. Morì nel 1864 nel suo palazzo di Torino, già sede della Provincia e ora della Città Metropolitana, ma è sepolto a Reano nella cappella della Madonna della Pietà nella artistica tomba commissionata a Vincenzo Vela dalla vedova, provata anche dalla quasi contemporanea morte per tifo della figlia Beatrice. Il testamento morale del principe si condensa in poche intense esortazioni rivolte alla figlia Maria Vittoria:

“Sii umile e caritatevole. Non tener conto delle umane ricchezze, che, per un colpo di avversa fortuna si possono perder da un momento all’altro. Ama la virtù e ama lo studio. Essi sono i più grandi aiuti nella vita. Impara a fare il bene per il bene, mai per vana gloria o per avere la riconoscenza degli uomini”.

Rimaste sole, Luisa e la figlia Maria Vittoria conducevano una vita ritirata e pia. Ma la bellezza, la cultura, la bontà della principessina attirarono ben presto l’attenzione del principe Amedeo, Duca d’Aosta e terzogenito di Vittorio Emanuele II, re d’Italia. Carla Casalegno, autrice di una approfondita biografia di Maria Vittoria, ci dà una gustosa descrizione di un corteggiamento e di un fidanzamento d’altri tempi:

“… recandosi a Torino per incontrare gli amici, da uno di questi, il conte Casimiro Balbo, Amedeo sentì per la prima volta parlare della principessa Maria Vittoria, “la rosa di Torino”, come qualcuno già la chiamava per la purezza e l’integrità della sua vita. Mosso dal desiderio di incontrarla, egli iniziò dapprima ad ammirarla da lontano, seguendola mentre si recava in chiesa a San Filippo e aspettandola mentre passava in carrozza. Questo innocente comportamento suscitò tuttavia ben presto una sentita reazione da parte della principessa De Merode, che non esitò a far capire al principe che le sarebbe stata riconoscente se egli avesse diradato le sue “visite” fino ad annullarle, onde evitare frivoli e inutili pettegolezzi.

Ma ormai le voci erano circolate sino a giungere alle orecchie dello stesso Vittorio Emanuele II che — consapevole di aver già dovuto sacrificare la felicità delle sue due figlie alla dura legge della ragion di Stato e di dover combinare un matrimonio di interesse per il primogenito — felice per la scelta di Amedeo, così si espresse con il Presidente della Camera dei deputati, l’ex-ministro e avvocato Francesco Cassinis: “Ebbene si sposino; non sia mai che un padre contrasti i sentimenti onesti dei suoi figli”. Sua maestà poi andò ancora oltre. Con un decreto reale emesso il 19 febbraio 1867 si impegnò infatti a concedere alla “principessa Luisa De Merode Dal Pozzo della Cisterna e alla figlia Maria il titolo e il trattamento di Altezza”.

Dopodiché, in qualità di futuro suocero, due mesi dopo si reco, insieme al figlio, in visita ufficiale a Palazzo Cisterna, ove fu solennemente accolto nello splendido salone azzurro del primo piano. Al di là di alcune inevitabili frasi cli convenienza, la conversazione fu per tutti piacevole tanto che, sulla via del ritorno, Vittorio Emanuele II confidò al figlio di aver ammirato la solida cultura e le indubbie capacità espressive di Maria Vittoria, mentre la principessa De Merode, pur giudicando il re piuttosto ”soldatesco e rozzo”, non esitò a definire il principe “fine”, anche se un po’ malinconico”.

Pochi mesi dopo, col felice consenso di tutti, le nozze tra Maria Vittoria e Amedeo furono celebrate il giorno dell’Ascensione, che in quel 1867 cadeva il 30 maggio. Fu un giorno festoso e tragico. La “Rosa di Torino”, raggiante di felicità, vide cadere attorno a sé un’incredibile sequenza di petali di morte.

Un matrimonio

La principessa Maria Vittoria Dal Pozzo della Cisterna lascia Palazzo Cisterna nella carrozza di gala, accompagnata da Eugenio Emanuele, ultimo principe di Carignano, e dalla principessa Clotilde, raggiunge il Palazzo Reale tra due ali di folla festante dietro le colorate divise della Guardia Nazionale. Ai piedi dello scalone di Palazzo Reale, Maria Vittoria è attesa dallo sposo Amedeo e dal principe ereditario che l’accolgono e l’accompagnano nell’appartamento di parata, dove si trova il re in alta uniforme circondato da tutta la sua corte. Qui, alla presenza del Presidente del Senato, il conte Gabrio Casati, viene  contratto il matrimonio civile, mentre subito dopo, nella cappella reale viene celebrato il rito religioso officiato dal nuovo arcivescovo di Torino, il cardinale Alessandro Ottavio Ricardi di Netro, assistito dai. vescovi di Biella, Mantova, Aosta e Asti. Testimone per lo sposo è il generale d’armata, senatore e cavaliere dell’Ordine del Collare della SS. Annunziata — fondato nel 1362 dal Conte Verde — Ettore Gerbaix di Sonnaz, mentre testimone della sposa è il marchese Cesare Alfieri di Sostegno, anch’egli cavaliere della SS. Annunziata e senatore del regno. Maria Vittoria indossa un vestito di seta bianca ricamato a motivi floreali a filo d’argento e impreziosito da un lungo strascico. Fa, suo malgrado, sfoggio di gioielli, anche il re le ha regalato una preziosa collana di perle con chiusura di brillanti e zaffiri. Verranno tutti destinati a ornare le chiese o ad essere convertiti in denaro da distribuire a poveri e malati. In vista delle nozze aveva già “regalato” a Reano e Vestigne due asili per i bimbi e alle ragazze povere di Reano una decorosa dote.  Sul suo esempio, anche il principe Amedeo, nel giorno dello sposalizio e in quelli immediatamente successivi, elargisce copiose elemosine ai poveri di Torino e fa organizzare per tutti feste di popolo e splendide regate sul Po.

Maria Vittoria splende come una rosa di maggio, il poeta Giovanni Prati, amico del padre, le dedica versi encomiastici, tutti la ammirano, un suo biografo, Domenico Franchetti, così la descrive “Il suo viso era bellissimo, soffuso a tratti da quella tinta di dolce malinconia che per lo più adombra il volto delle persone intelligenti e pensose, i capelli abbondanti, aveva biondi; i lineamenti del viso pronunciati e ben corretti; soprattutto risaltava in lei lo splendore degli occhi che le conferiva uno sguardo penetrante; la sua voce, dolcissima, risuonava piena d’affetto; ma erano le sue virtù morali che seducevano i cuori di chi tanto bella la contemplava”.

Dopo il sontuoso pranzo di gala a corte, svoltosi sotto l’attenta direzione del Maestro delle cerimonie, il conte Ernesto di Sambuy, nel tardo pomeriggio il Corteo nuziale si dirige al castello di Stupinigi, prima tappa del viaggio di nozze. Mentre gli sposi percorrono in carrozza il lungo viale che muore abbracciando la splendida palazzina di caccia, cade da cavallo e muore uno dei nobili che li scortavano. È solo l’ultima di una incredibile serie di morti che fa entrare questo matrimonio nel Guinness dei Primati della tragicità.

Sei funerali

Si comincia il giorno prima: un capostazione finisce maciullato durante le manovre del treno che avrebbe dovuto portare gli sposi a Stupinigi.

All’alba del giorno del matrimonio, mentre la sposa sta vestendosi, nella stanza accanto  la sua dama d’onore s’impicca a un lampadario con un velo da sposa tra le mani. Si decide di proseguire, ma il corteo parte in ritardo.

Finalmente la sposa scende lo scalone per salire in carrozza , quando il colonnello comandante il reparto di cavalleria , che attendeva , sciabola sguainata da ore davanti ai suoi uomini sotto il sole , cade dal cavallo fulminato da una sincope.

4° Davanti a una simile tragedia , il maggiordomo di casa , responsabile della regia della cerimonia, si dimentica di aprire il portone d’onore e il corteo è costretto a fermarsi. Sconvolto dall’errore si suiciderà con un colpo di pistola.

5° L’ufficiale di Stato Civile che stipula il contratto matrimoniale, davanti agli sposi, per l’emozione, viene colpito da un infarto, che lo porterà rapidamente alla morte.

6° Dopo il pranzo di nozze il corteo nuziale si sposta a Stupinigi. Accanto all’equipaggio dorato degli sposi caracolla, con la smagliante giubba rossa e croce bianca di cavaliere di Malta, il conte Francesco Verasis di Castiglione, scudiero e capo di Gabinetto particolare del re. D’un tratto, la folla plaudente tace sbigottita: ha visto ii cavaliere dalla casacca scarlatta vacillare e scivolare da cavallo. Disgraziatamente il suo corpo finisce tra le ruote della vettura e rimane immobile sulla strada. A questa vista la sposa — racconta Alain Decaux nel libro biografico sulla Contessa di Castiglione — perde i sensi per l’emozione, mentre lo sposo e suo fratello Umberto si precipitano in aiuto del conte che però non dà più segni di vita. Accorre anche un medico e ne constata la morte. Il conte era caduto da cavallo per una congestione cerebrale e le ruote della pesante carrozza gli avevano sfondato il petto.  Grande lo sconcerto e l’amarezza di tutti i presenti per la morte cosi infausta di un uomo molto fedele ai Savoia e conosciuto anche per la straordinaria. bellezza della moglie, dalla quale però egli vive ormai separato da anni.

Mentre il marito muore tragicamente a soli quarantun anni, Virginia Oldoini, la bellissima contessa di Castiglione, si trova a Parigi. Vi si era recata nel 1855, incaricata dal cugino, il conte di Cavour, di una missione “patriottica”: utilizzare la sua bellezza e la sua intelligenza per guadagnare l’imperatore Napoleone III alla causa nazionale. Sedotto dall’avvenenza e dall’abilità diplomatica della contessa, l’imperatore aveva dato spazio al Regno di Sardegna al congresso di Parigi al termine della Guerra di Crimea ed era poi intervenuto direttamente nella II guerra d’indipendenza.

Gioie e dolori d’un matrimonio d’amore

Contrariamente a quanto avveniva di solito tra famiglie reali, quello tra Amedeo e Maria Vittoria fu un matrimonio d’amore, allietato il 13 gennaio 1859 dalla nascita, nella villa di Pegli presso Genova, del primogenito Emanuele Filiberto. Il secondo figlio, Vittorio Emanuele, nasce il 26 novembre 1870. Pochi giorni prima Amedeo era stato proclamato Re di Spagna dal parlamento locale. Fu una esperienza breve, finita meno di tre anni dopo con l’abdicazione e quasi una fuga. Pochi mesi erano comunque bastati a Maria Vittoria per farsi apprezzare come “la Regina della Carità”, per una serie di iniziative a favore dei poveri, dei malati e dei figli delle lavoratrici. Una teca di vetro accanto alla sua tomba nella cripta di Superga testimonia ancora oggi la gratitudine delle “lavanderas” spagnole per “tan virtuosa Señora”.  Dalla Spagna Maria Vittoria era tornata con un terzo figlio, Luigi Amedeo, e con la malattia, la tubercolosi, che segnò gli ultimi anni della sua vita. Si spense a San Remo l’8 novembre 1876, aveva solo 29 anni. Torino la ricorda intitolandole la via di Palazzo Cisterna e l’ospedale inaugurato nel 1887, sorto grazie all’iniziativa del professor Giuseppe Berruti e la generosità del marito Amedeo, duca di Aosta.

Biografia sintetica di Maria Vittoria Dal Pozzo della Cisterna

Tratta dal libro Maria Vittoria – Il sogno di una principessa in un regno di fuoco di Carla Casalegno, Edizioni Effatà, Cantalupa (TO), 2003

9 agosto 1847  
A Parigi, in una famiglia di antichissime origini nobiliari, nasce Maria  Vittoria Carlotta Enrichetta Giovanna Dal Pozzo della Cisterna. Il padre è il principe Carlo Emanuele, che in gioventù, a Torino, aveva  partecipato ai moti liberali del 1821 a fianco di Santorre di Santarosa  e di altri aristocratici piemontesi affiliati alla società segreta della  Carboneria. In seguito a dure condanne e alla confisca dei beni, si  era rifugiato in Svizzera, vivendo poi parecchi anni in esilio a Parigi.  
Qui aveva conosciuto la contessa Luisa Carolina Ghislaine De Merode, appartenente all’alta nobiltà del Belgio, che sposò a Bruxelles il 28  settembre 1846.  
2 marzo 1851  Sempre a Parigi, nasce la sorellina Beatrice. Poco dopo la famiglia si trasferisce in Piemonte, alternando la sua residenza tra l’avito Palazzo Cisterna di Torino, situato nell’antica via San Filippo, l’odierna via Maria Vittoria, e il castello di Reano, da tempo proprietà dei Dal  Pozzo.  
26 marzo 1864  Minato da disturbi cardio-circolatori, all’età di settantacinque anni,  si spegne a Torino il principe Carlo Emanuele, le cui spoglie vengono tumulate nella cappella della Madonna della Pietà di Reano.  
27 aprile 1864  Stroncata da una virulenta forma di tifo, muore la giovanissima  Beatrice.  
autunno 1866  Convalescente in seguito ad una grave ferita al petto eroicamente  subita nel 1866 sul campo di battaglia di Custoza, nel corso della terza  guerra di indipendenza, il terzogenito di Vittorio Emanuele II, Amedeo  Ferdinando Maria, conosce a Torino la principessa Maria Vittoria, che  
chiede ben presto in sposa alla principessa De Merode sua madre.  
30 maggio 1867  Nel giorno dell’Ascensione, ventiduesimo compleanno dello sposo,  nella cappella del Palazzo Reale, l’arcivescovo di Torino, cardinale  Alessandro Ottavio Ricardi di Netro, celebra solennemente le nozze tra Amedeo di Savoia, 1° duca d’Aosta, e la principessa Maria Vittoria  
Nel pomeriggio, mentre il corteo nuziale si dirige a Stupinigi, — prima tappa del viaggio di nozze in Francia, Belgio e Inghilterra — muore tragicamente; cadendo da cavallo, il conte Francesco Verasis di Castiglione, marito di Virginia Oldoini, meglio conosciuta come la bellissima contessa di Castiglione.  
1° marzo 1868  A soli quarantanove anni si spegne la principessa Luisa De Merode;  viene tumulata a Reano accanto al marito.  
20 aprile 1868  A Torino si organizzano sontuosi festeggiamenti per le nozze del  principe ereditario Umberto con la cugina Margherita.  
13 gennaio 1869  A Pegli, dove i duchi d’Aosta si sono trasferiti in seguito alla nomina  di Amedeo ad ammiraglio della Marina italiana, nasce il loro primogenito: Emanuele Filiberto, duca delle Puglie e, nel 1890 alla morte del  padre, 2° duca d’Aosta, nonché futuro comandante della Terza Armata  nella Prima guerra mondiale.  
novembre 1869  Per il giorno 17 è fissata l’apertura del Canale di Suez: il principe Amedeo, di ritorno da un incarico politico-militare svolto a Costantinopoli, avrebbe dovuto rappresentare ufficialmente l’Italia all’inaugurazione dell’importantissima via di comunicazione marittima mondiale. AI Cairo però, dove nel frattempo l’ha raggiunto Maria Vittoria con il  figlioletto, giunge improvviso un telegramma dall’Italia relativo ad  un grave stato di salute del re. I duchi d’Aosta si imbarcano sulla  corazzata ”Castelfidardo” che l’11 novembre, nelle acque di Zacinto,  diventa teatro di un disastroso incendio; nel rogo perdono la vita dodici  persone. Nello stesso giorno la principessa Margherita dà alla luce  l’erede al trono: il futuro Vittorio Emanuele III.  
ottobre 1870  Vittorio Emanuele II proclama Roma capitale d’Italia. Nel frattempo la Spagna — dove da due anni è in atto un processo rivoluzionario che ha detronizzato la regina Isabella II — è alla ricerca di un re costituzionale non ereditario. La corona viene offerta ad Amedeo di Savoia che, sebbene titubante, la accetta.  
24 novembre 1870  Nasce il secondogenito di Maria Vittoria: Vittorio Emanuele conte di Torino.  
26 dicembre 1870  Il duca d’Aosta salpa da La Spezia per raggiungere Madrid, capitale del suo nuovo regno, sul cui trono resterà fino all’11 febbraio 1873.  
30 dicembre 1870  In seguito ad un grave attentato di tre giorni prima, muore a Madrid il generale e primo ministro del Parlamento spagnolo ]uan Prim, Che tanto si era adoperato per veder conferita la corona al re sabaudo.  
marzo 1871  Ristabilitasi da un’estenuante malattia, Maria Vittoria con i suoi due bambini raggiunge il marito in Spagna, stabilendosi nel Palazzo Reale di Madrid. Per circa due anni sarà una regina umile e buona, generosa oltre ogni limite, impegnata in innumerevoli opere di assistenza e carità a favore del più diseredati.  
18 luglio 1872  I Reali di Spagna sono vittime di un attentato: nessuno del due però subisce ferite.  
21 dicembre 1872  Il re Amedeo I firma quello che egli stesso definì il suo “decreto più bello”: l’abolizione della schiavitù nelle colonie americane della Spagna.  
29 gennaio 1873  Nasce il terzo figlio Luigi Amedeo, duca degli Abruzzi, futuro esploratore e “Principe delle montagne”.  
11 febbraio 1873  A seguito di una situazione politica sempre più complessa e tormentata, Amedeo decide, seguendo l’accorto consiglio di Maria Vittoria, di abdicare al trono.  
12 febbraio – 9 marzo 1873  Con una sosta in Portogallo — dove i duchi d’Aosta sono ospiti del cognato, il re Luigi I sposo di Maria Pia di Savoia — si compie il fortunoso viaggio di ritorno in Italia, ove calorosa è l’accoglienza dei torinesi e numerose le dimostrazioni di simpatia in tutta la penisola.  
primavera 1873 – autunno 1876  Maria Vittoria accusa sempre più forti i sintomi della malattia polmonare che sta logorando la sua giovane vita. Nella speranza che il cambiamento d’aria giovi alla sua salute, alterna la residenza, amorevolmente assistita dal marito, tra Torino, Moncalieri e San Remo.  
8 novembre 1876  All’alba muore a San Remo.  
10 novembre 1876Le sue spoglie vengono tumulate nella basilica di Superga.  

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