Solstizio d’estate: dai riti celtici alla “tüpà du sulèi”

Riferisce Giuliano Ostorero nella sua accurata ricerca sui modi di dire coazzesi che “La tüpà du sulèi” (la”testata” del sole) è “un modo alquanto pittoresco per definire il solstizio d’estate (21 giugno); in questo giorno il sole raggiunge a mezzogiorno la massima altezza sull’orizzonte, dopo inizia a calare, per cui è come se desse una testata sulla volta celeste e poi ricadesse. Si dice pure: “Fiŋa ai vintüŋ ‘d giügn a tìrat sichì ‘d Cuàse, apré à tìrat sichì da Madléna” ossia fino al 21 giugno tirano quelli di Coazze, poi quelli della Maddalena, nel senso che essendo l’abitato di Coazze sul versante solatìo della val Sangone, fino al 21 giugno il sole sale nel cielo verso Nord e quindi metaforicamente è come se gli abitanti di Coazze lo tirassero a sé; dopo, fino al 21 dicembre (solstizio d’inverno), il sole scende verso Sud ed è come se lo tirassero gli abitanti della frazione Maddalena di Giaveno, sul versante opposto”.

Nostou-patoua – Proverbi e modi dire dell’Alta Val Sangone, Giuliano Ostorero – Quaderni Ecomuseo, Briver, 2010.

La tüpà du sulèi

A Coazze con questa metafora di forte impatto (in tutti i sensi) si sottolineava la svolta nel cammino del Sole che tutto il mondo contadino, profondamente dipendente dalla ciclicità delle stagioni, guardava con grande attenzione. I Celti, abitatori delle nostre vallate prima della conquista romana, avevano un calendario strettamente legato al movimento degli astri e naturalmente di quello più luminoso, il Sole, che accompagnavano con feste e tradizioni, come quelle dei falò, profondamente radicate nel mondo contadino, a cui l’avvento del Cristianesimo sovrappose le festività cristiane. A Litha, termine celtico per il solstizio d’estate (21 giugno) e quindi la giornata più luminosa, corrisponde  San Giovanni Battista e a Yule, solstizio d’Inverno (21 dicembre), che segna il passaggio dalle Tenebre alla Luce, corrisponde il Natale cristiano. Una approfondita analisi del meccanismo di sovrapposizione di festività cristiane su quelle celtiche e pagane si trova in questo articolo di Laboratorio ValSusa, mentre un’ampia rassegna dei riti celtici legati al solstizio l’ha redatta J.A. MacCulloch ne La religione degli antichi celti, Neri Pozza, 1998.

tüpà si può tradurre come “testata o cornata”. Il verbo tüpè fa riferimento al vizio di qualche capra, e anche capretto senza corna, di dare urti con la testa e quindi ha un significato di base che è “urtare con la testa” e in questo senso ha dato origine al modo di dire coazzese: come se il Sole, sempre più alto nel cielo, giunto al solstizio urtasse e tornasse indietro.

A memoria d’uomo a Coazze il solstizio d’estate è quasi sempre passato in silenzio. Si fa festa solo in frazione Cervelli (“Servèi”), ma perché il patrono è San Giovanni. Solo per alcuni anni, dal 2007 al 2009, la “tüpà” è stata celebrata con una ampia manifestazione, grazie all’iniziativa dell’Effepi, del Comune di Coazze e dell’Ecomuseo dell’alta Val Sangone. Grandiosa l’edizione del 22 giugno 2008, quando si è allestito nel parco comunale un vero e proprio festival della tradizione, con la Messa in patois, celebrata da Don Luciano, tante dimostrazioni di lavori artigiani, dimostrazioni dei giochi tradizionali della Val d’Aosta e la sfida al gioco della sàtula con Mattie e Villarfocchiardo.

Un piccolo “satulé”
Il gruppo degli “Antichi mestieri” perpetua l’arte di filare e tessere la tela.
Il bollettino EFFEPI n. 17 uscito nell’aprile 2010 ha dedicato un articolo alla manifestazione, corredandolo di una foto relativa alla messa in patuà celebrata nel parco comunale da Don Luciano Allais
Le altre foto dell’articolo erano dedicate alla dimostrazione di giochi tipici valdostani, in cui si è cimentato anche lu maéstru Bruno Tessa.

Cosa ne pensi?

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: