Prafieul di Giaveno – dicembre 1944: Lancio sbagliato hotel incendiato

Gli Alleati commisero due grandi errori costati tante sofferenze alla popolazione della nostra zona. Il secondo in ordine di tempo fu il mitragliamento del trenino nel gennaio 1945, con decine di morti. Il primo fu il lancio di rifornimenti paracadutati a Prafieul il 1° dicembre 1944. Era da tre giorni che i nazifascisti mettevano a ferro e fuoco le valli della Maddalena e di Provonda, con decine di morti e di case saccheggiate e distrutte. Se ne stavano andando carichi di bottino quando il cielo sopra Prafieul si riempì in pieno giorno di batuffoli bianchi che planavano sui prati e sui boschi. È ancora adesso inspiegabile come gli organizzatori del lancio e i piloti non sapessero che Giaveno era ancora piena di tedeschi. Che subito ritornarono sopra Maddalena e recuperarono gran parte dei rifornimenti. Era un lancio di enorme portata: 400 casse di armi, viveri e indumenti pesanti dovevano servire ai partigiani per passare l’inverno in montagna, perdendoli i partigiani furono in gran parte costretti a scendere in pianura. Ma l’abbondanza del lancio ebbe un’altra conseguenza grave, convinse i tedeschi che in valle c’era una forza partigiana molto consistente e invece di andarsene decisero di stabilire dei presidi permanenti a Coazze e a Giaveno e di riprendere il rastrellamento. La prima settimana di dicembre fu tragica. I rastrellatori fermarono centinaia di persone sottoponendole ad interrogatori estenuanti. Convinti che clero e autorità fossero conniventi, arrestarono il parroco di Trana, don Giacinto Gianolio, e quello della Maddalena, don Giovanni Gallo; don Angelo Salassa, cappellano militare della Divisione «Sergio De Vitis», venne catturato a Prafieul e tradotto alle «Nuove» di Torino; lo stesso podestà di Giaveno, fu imprigionato a Pinerolo fino a Natale. Inoltre tutte le borgate della zona del lancio vennero bruciate: Prafieul, Chiarmetta, Alpe Colombino, Prese Vecchie, Borgata Re. Il lancio che avrebbe dovuto alimentare la resistenza in valle di fatto la stroncò.

Il lancio paracadutato a Prafieul nel disegno di Edoardo Giai Via, pubblicato nell’opuscolo “La Resistenza Civile in Val Sangone – attraverso i disegni degli studenti delle scuole dell’obbligo”, 1995.

Edmondo De Amici ha fotografato l’hotel dopo la guerra. La struttura aveva retto, ma il fuoco aveva divorato tutto il resto.

L’albergo-rifugio di Prafieul

Tra gli edifici distrutti anche lo storico Albergo di Oreste Taverna a Prafieul. Come scrivono Livio Lussiana e Dante Plano nell’articolo sui “Rifugi storici della Val Sangone”, su “Muntagne noste” del 2020:

Sono dunque due le caratteristiche … che possono spiegare come la Val Sangone sia diventata una meta piuttosto frequentata dagli amanti torinesi della montagna fin dai primi anni del ‘900. La prima è la vicinanza alla città, cui si deve associare un sistema di comunicazioni che oggi definiremmo ‘integrato’, davvero notevole per quei tempi.

Addirittura provvidenziale risultava per la Valle quella “tramvia a vapore” in partenza da via Sacchi: sei corse giornaliere con un biglietto di “andata e ritorno valevole due giorni, tre se distribuito alla vigilia del giorno festivo, al costo di lire 3,00 in I classe e 1,85 in ll”. Anche la tratta Giaveno-Coazze era servita da una “vettura postale” per cui era previsto un biglietto di andata e ritorno “cumulativo con la tramvia”, e dalla stazione ferroviaria di Avigliana un servizio di “diligenze” faceva capo a Giaveno, coordinando le partenze con le fermate dei treni. Un secondo punto a favore della popolarità della Val Sangone acquisita nell’ambiente alpinistico torinese è rappresentato dalla presenza nella nostra valle di molte delle caratteristiche ambientali che si possono incontrare in alta montagna. …L’inizio dell’epopea risale al 1898, con la sperimentazione nel corso di escursioni pionieristiche dei primi sci `Melchior Jacober’ importati dalla Svizzera. Il 21 dicembre 1901 venne fondato aTorino lo Ski Club Italiano e il `maestro’ Adolfo Kind ne fu il primo presidente. Tra i primi atti della neonata associazione si registra la costituzione della prima “Stazione Sociale” a Pra Fieul, che aveva sede in una minuscola baita, ancora esistente, arredata con stufa, utensili da cucina, paglia e coperte, di proprietà di Camillo Boero Rul di “Ca ‘d Re”.  Il 16 marzo 1902 sulle nevi del Monte Cugno d’Alpet si disputò la prima gara italiana di velocità in discesa con gli sci. La passione per gli sci divenne verso gli anni `30 un fenomeno di massa. Nacquero in quel periodo stazioni sciistiche un po’ ovunque sulle Alpi. A Pra Fieul, a poca distanza dalla baita di Kind, tra il 1929 e il 1930 Oreste Taverna, il proprietario del rinomato Caffè Commercio di Giaveno, iniziò la costruzione dell’Albergo Rifugio Casa Sciatori. La struttura, gestita dal proprietario (che svolgeva anche funzione di custode) in collaborazione con la moglie Felicina, dal 1932 si fregiò sull’insegna e nelle pubblicità del titolo di “Rifugio del CAI Torino”. Il rapporto che intercorreva tra questi rifugi-albergo e la sezione torinese era basato su convenzioni che prevedevano condizioni di favore per gli associati. Doveva trattarsi di una struttura di classe, adatta anche a soggiorni prolungati, con le sue otto camere, di cui due matrimoniali e le restanti a letto singolo. Sicuramente ottima era l’acqua proveniente dalla sorgente del “Gurgiàs”, e ottima la cucina del cuoco Aldo ‘d la Mortera. Il rifugio purtroppo ebbe vita breve: fu distrutto a colpi di mine dalle milizie nazifasciste durante il rastrellamento del novembre 1944, Per raggiungere l’albergo erano previste facilitazioni nei trasporti come l’istituzione di un biglietto cumulativo tramvia-autobus, con corse festive nella stagione invernale e sconti per le comitive. Il capolinea delle corriere era però la piazza della frazione Maddalena; di lì in su occorreva scarpinare, sci in spalla d’inverno, lungo una carrareccia disagevole. Spesso per il trasporto degli sci i “patachin” (così venivano indicati all’epoca, con un certo senso di ironico distacco, coloro che provenivano dalla città) si affidavano ai ragazzi del luogo, che all’arrivo della corriera erano appena usciti dal catechismo. Un montanaro di Maddalena, un certo “Begnu du Tiu”, svolgeva con la sua mula una specie di servizio navetta. Nel 1933 fu costituita in Giaveno una sottosezione dell’UET, Unione Escursionisti di Torino, fondata nel 1892 e a sua volta sottosezione del CAI Torino. La sua vita purtroppo fu breve: se ne hanno notizie solo fino al 1941, anno in cui fu coinvolta nel dramma della sezione madre, con la dispersione dei soci e la distruzione della sede nel corso dei bombardamenti sulla città. Nel suo periodo di attività la sottosezione giavenese si distinse anche per alcune iniziative conviviali organizzate nell’albergo-rifugio. Oreste Taverna, che dell’UET era membro, garantiva ai consoci lo stesso trattamento riservato al CAI Torino. Il “Notiziario UET”, ospitato nella rivista “Montagna” registra in proposito momenti memorabili, come la “cardata uetina” (settembre 1933), i festeggiamenti di Capodanno deI 1934 e la “fungata” dello stesso anno. A poca distanza dal rifugio sorgeva una baita nota come “Presa du Cunt”. Si può ipotizzare che l’affabile personaggio che la frequentava, arrivando a cavallo con la moglie, fosse il conte Carlo Toesca, allora presidente onorario dell’UET.

Brano di Livio Lussiana e Dante Plano tratto dall’articolo “ I Rifugi storici della Val Sangone”, su “Muntagne noste”, pubblicazione intersezionale del CAI, 2020.

Molto frequentato d’inverno, l’hotel lavorava anche d’state come luogo di villeggiatura, come recita la cartolina.
Piena di vita questa immagine d’anteguerra. Sui balconi le prerogative dell’hotel: Rifugio – Casa dello sciatore – Albergo. Collezione Cartoline d’epoca Carlo Giacone.
Veduta d’insieme del comprensorio sciistico. In primo piano le baite di Prafieul e l’albergo. I nazifascisti per rappresaglia bruciarono l’intera borgata. Collezione Cartoline d’epoca Carlo Giacone.

Una grande passione muoveva questi pionieri dello sci, partivano all’alba da Torino, arrivavano a Giaveno in treno, poi il corriera fino a Maddalena e infine a piedi ai campi di sci. Dove non c’erano impianti di risalita e ogni discesa si conquistava con sudate risalite. Foto Edmondo De Amici.
Collezione Cartoline d’epoca Carlo Giacone.

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