Don Gallizio, Zanella, Viotti, Olivero … una processione di preti sul Robinet, ma dopo il Covid nessuno

Fin dalla sua nascita nel 1966 la sezione CAI di Coazze ha adottato e curato la Cappella del Robinet, intitolata alla Madonna degli Angeli e inaugurata l’11 settembre del 1900. La chiesa, che sorge a 2679 metri d’altitudine sulla sommità di una vetta esposta alle intemperie d’alta montagna, ha avuto bisogno di tanti interventi e costanti cure, che i Soci e i volontari del CAI Coazze non hanno mai lesinato, a partire da Dante Tessa, “il sindaco del Robinet”. Con tanta fatica e soluzioni ardite hanno sempre risolto i suoi problemi, ma dopo il Covid non sono più riusciti a trovare un sacerdote che, la prima domenica di agosto, onorasse la Madonna degli Angeli con una celebrazione religiosa. Il CAI anche quest’anno sarà presente, aprirà la chiesa e fornirà conforto ai visitatori, ma non vi saranno funzioni religiose. L’ultimo sacerdote a guidare la tradizionale processione del sabato notte da Forno alla vetta e a celebrare due messe il giorno della festa è stato nel 2019 il quasi ottantenne Canonico Michele Olivero, rettore del santuario “Nostra Signora di Lourdes” di Forno di Coazze, alla cui parrocchia appartiene la chiesetta. 

Prima di lui tanti sacerdoti sono saliti al Robinet il giorno della festa e tra questi voglio ricordare in particolare Don Agostino Gallizio il promotore, Don Giacomo Zanella l’innamorato, Don Giuseppe Viotti il miracolato.

Don Agostino Gallizio, il promotore

Don Agostino Gallizio è stato parroco di Forno dal 1° luglio 1888 al 12 gennaio 1934, data della sua morte.

Doveva esser un prete molto attivo perché fece subito restaurare la ormai secolare chiesa parrocchiale e poi si fece promotore della costruzione della Cappella sul Monte Robinet. L’origine dell’iniziativa è controversa e poco documentata. Giuliano Ostorero, che nel 2000 ha scritto una monografia sul Robinet, riporta sostanzialmente due ipotesi, tramandate oralmente dagli anziani di Forno: 1) la chiesa come ex voto per la salvezza di alcuni montanari che attraversando il lago ghiacciato con la slitta carica di fieno erano finiti nelle acque gelide. 2) la chiesa costruita con lavoro pagato grazie a un lascito al Parroco. Giuliano ritiene che le due motivazioni potrebbero essersi congiunte e cioè che la chiesa si sia potuta costruire sia grazie al finanziamento parrocchiale che al lavoro volontario. Il professor Rodolfo Bettazzi progettò la chiesa come una sfida alla montagna, sulla cima, esposta ai venti di due vallate e alle intemperie. Ciò rese impegnativi i lavori, infatti l’inaugurazione slittò dai primi di agosto all’11 settembre, e richiese col passare degli anni frequenti lavori di manutenzione, anche radicali.

11 settembre 1900, con un mese di ritardo rispetto alla ricorrenza della Madonna degli Angeli, viene inaugurata la Cappella sul Robinet, l’edificio di servizio, che funge da bivacco e rifugio, verrà costruito negli anni successivi.
Spunta la luna dal … Robinet, fotografia di Elio Pallard

Etimologia: non rubinetti ma montoni

Il francese Robinet e il coazzese Rübinët significano entrambe “rubinetto” e a Coazze con questa parola si indica anche il Monte di 2679 metri, su cui sorge la Cappella di N.S degli Angeli. La parola rubinetto risale alla fine del XVI secolo e ha un’origine curiosa: deriva dal francese robinet, diminutivo del nome proprio Robin (da Robert) che si dava popolarmente ai montoni (arieti). In Francia infatti la chiavetta dei rubinetti aveva spesso un ornamento a forma di testa di ariete. Lo stesso procedimento per cui le fontane pubbliche torinesi si chiamano turèt, perché hanno i rubinetti a forma di testa di toro. Quindi il nome della nostra montagna non evoca improbabili rubinetti, anche perché se una cosa manca in cima alla vetta, ed è sempre stato un problema, specie per i lavori, è proprio l’acqua. Si potrebbe obiettare che oggi neanche i montoni abbondano in vetta, ma forse un tempo non era così, ce lo conferma un altro toponimo, non lontano, lu Ro’ du Mutùŋ, ai piedi del Col del Vento.

Robinet – Cento anni tra escursionismo e fede, di Giuliano Ostorero, CAI Sezione di Coazze, 2000

“Un’altra versione, più prosaica e meno ammantata di leggenda, ma proprio per ciò più attendibile poiché suffragata da fatti certi e controllabili, è quella di cui si parlava, quando era ancora abitata, nella borgata Molè, i cui abitanti, per motivi logistici, furono i più coinvolti nella realizzazione dell’opera. Secondo questa tesi una famiglia non meglio identificata, probabilmente non della Valsangone, avrebbe fatto donazione di una cascina a Don Gallizio; questi, anche per tacitare alcune voci dei compaesani sull`utilizzo dei proventi che gli derivarono dalla vendita di tale cascina, ne destinò una parte per l’edificazione di un alpeggio (noto appunto come Arp du Préve, i cui ruderi sono tuttora visibili nel vallone del Meinardo, sul costone del Monte Aquila che scende verso l’attuale stazione sciistica della Piʃi ed il rimanente appunto per costruire la Cappella della Madonna degli Angeli sul Robinet. Per quanto concerne la mano d’opera, questa era composta quasi esclusivamente da abitanti delle borgate Molè e Garida ed è anche noto lo stipendio di ciascun prestatore d’opera; 17 soldi al giorno. Queste le due versioni più ricorrenti, di cui una non esclude necessariamente l’altra: è infatti verosimile e anche molto probabile che la Cappella – Rifugio del Robinet sia stata costruita in parte con lavoro volontario in qualità di ex voto ed in parte con lavoro stipendiato; se così è, va dato atto a Don Gallizio di aver saputo coniugare le sue doti pastorali ed imprenditoriali, convogliando energie diverse verso il raggiungimento di un obiettivo senz’altro meritorio”. (da Robinet … di Giuliano Ostorero, 2000)

Don Giacomo Zanella, l’innamorato

Originario di Ceres, dove era nato il 17 dicembre 1866, “duŋʃanéla” arrivò a Coazze, dove rimase come cappellano fino alla morte nel 1955, nel 1904. Il 18 agosto dello stesso anno salì al Robinet e la chiesetta appena costruita lo affascinò subito, devotissimo alla Madonna degli Angeli salì per decenni a celebrarne la festa e una famosa foto lo ritrae cinquantenne e in carne seduto davanti alla chiesa lesionata. Fin d’allora s’era ripromesso di scrivere un libro per valorizzare “il caro Robinet”, ma vicende travagliate e due guerre posposero l’intento, fino al 1947 quando esce un libretto intitolato “ Robinet – il Santuario della Madonna degli Angeli”. Pagine preziose per conoscere la storia della chiesetta, pagine piene di amore e devozione, con versi e preghiere, ma anche con una precisa illustrazione e descrizione dell’itinerario di salita. Un palese invito a salire sulla vetta e a godere di persona della bellezza del luogo e dell’immenso panorama che dal Cervino al Monviso si distende in un coro di cime aguzze ed erte dorsali, per sfumare poi nelle brume della pianura torinese.     

Foto scattata nell’estate del 1917, Don Zanella ha 50 anni, la cappella solo 17 ma porta i segni del tempo. A sinistra si vede il bivacco da poco costruito.
Robinet Il Santuario della Madonna degli Angeli, Don Giacomo Zanella, 1947

Don Giuseppe Viotti, il miracolato

Malato quasi terminale di tubercolosi, Don Viotti nell’estate del 1947 si reca a Lourdes sfidando il parere dei medici, che temono non sopravviva al viaggio. Ne torna rinato e viene mandato a Forno, l’aria di montagna dovrebbe completarne la guarigione. Fa l’ingresso parrocchiale il 13 giugno 1948, trasforma Forno in una Lourdes alpina. Onora con la sua presenza le feste montane del Ciargiur, del colle della Russa e del Colletto. Ma a stupire tutti era il suo modo di partecipare alla processione che dal Molé del Forno saliva al Robinet la notte precedente la festa della prima domenica di agosto. In abito talare il sacerdote, che a trent’anni avrebbe dovuto morire di tubercolosi,  saliva intonando di continuo canti e preghiere. Come ricordava Attilio Ballesio, pluriennale villeggiante di Forno: “Il primo sabato di agosto, con partenza alle 23, si saliva in pellegrinaggio alla cappella del Robínet con íl Parroco Don Viotti in abito sacerdotale, pregando e cantando fino in vetta (1700 metri di dislivello – 5/6 ore), nel lungo cammino notturno le voci di molti partecipanti si spegnevano e restava quasi solitaria quella del sacerdote meravigliando tutti. Pausa solo nelle soste di cui la più lunga era alle Alpi della Balma accolti dai pastori”.  

Un Prèivi coj fiòch, AA.VV., Edigraph, 2009.

Don Michele Olivero, l’ultimo  … per ora

Amico di Don Viotti e frequentatore di Forno, Don Michele Olivero viene nominato rettore del Santuario il 18 febbraio 2016. Ha 75 anni. Tre anni dopo, nel 2019 sarà, per ora, l’ultimo sacerdote a guidare la processione dal Molè al Robinet e a celebrare in vetta la Santa Messa. Era il 4 agosto di tre anni fa, da allora, complice il Covid e la penuria di sacerdoti, la festa della cima più cara ai coazzesi è solo laica. Dalle due valli non salgono più centinaia di persone, ma i volontari del CAI Coazze continuano a coccolare questa creatura secolare, bisognosa di continue cure, ma capace di dispensare orizzonti di struggente bellezza.

Dal 18 febbraio 2016 Don Michele Olivero, che era rettore del Santuario della Beata Vergine Consolata in Torino, è stato nominato rettore del Santuario Grotta di Nostra Signora di Lourdes a Forno di Coazze, a cui è annessa la Casa di Spiritualità di Gesù Maestro.

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