Da Solferino a Giaveno, Croce Rossa come una mamma

8 maggio: quest’anno la Festa della Mamma coincide con la giornata mondiale della Croce Rossa. Una giusta coincidenza, perché lo spirito che animò lo svizzero Henri Dunant nel fondare la Croce Rossa fu quello della mamma, la madre dell’intera umanità, che cura i suoi figli senza discriminazioni, senza preferenze, disposta ad ogni sacrificio per la loro guarigione e il loro benessere.

Il Comitato Internazionale della Croce Rossa esiste dal 1863, grazie all’iniziativa di Dunant, sconvolto dalle condizioni dei feriti nella battaglia risorgimentale di Solferino. L’anno dopo sempre a Ginevra si firma la Convenzione che sancisce la neutralità delle strutture e del personale sanitario. Nello stesso anno a Milano viene fondata la Croce Rossa Italiana partecipe delle iniziative che hanno portato a fondamentali convenzioni di rispetto dei feriti e dei prigionieri di guerra e di limitazione delle armi. Dal 1928 è un ente di diritto pubblico, riconosciuto dallo Stato.

Nel 1965 a Vienna la 20° Convenzione internazionale adotta come guida del Movimento Internazionale di Croce Rossa e Mezzaluna Rossa e dei singoli volontari sette principi fondamentali: Umanità, Imparzialità, Neutralità, Indipendenza, Volontariato, Unità e Universalità.

Comitato di Giaveno CRI

Sulla data di nascita del Comitato locale di Giaveno c’è qualche discordanza. La Delegazione di Giaveno (così si chiamava allora) della Croce Rossa Italiana sarebbe nata nel 1989 in “due gelide stanzette in Piazza Sant’Antero”, secondo quanto detto da Vilma Beccaria, ex presidente, nel discorso inaugurale della sede di Via del Ferro. La pagina Facebook anticipa la fondazione al 1987, sul libro “Giaveno e i suoi protagonisti” si parla del 1988. Poco importa, la ventina di volontari che circa trentacinque anni fa hanno iniziato l’attività, limitata allora al trasporto infermi e all’assistenza agli anziani con l’unico mezzo d’un’ambulanza FIAT 238, si sono incamminati su una lunga strada, che serpeggiando per le strade giavenesi e incrementando costantemente attività e servizi, è giunta oggi ad una sede nuova e funzionale e ad un parco mezzi di tutto rispetto.

Il gruppo giavenese si rivelò subito dinamico e crebbe rapido: nel 1990 iniziavano le attività con i più giovani (la CRIG o Croce Rossa Italiana Giovanile e il campeggio estivo), gli impegni con i portatori di handicap e il servizio urgente nelle ore notturne. Nel 1992 la Delegazione si trasferiva nella sede di borgata Sala, dove rimase fino al 2003. Il gruppo poteva ormai contare su circa 75 volontari, due ambulanze e una Panda 4×4. Tra il 1995 e il 1996 iniziavano i servizi forse più “visibili”: il servizio di soccorso urgente con ambulanza di base e con ambulanza con medico a bordo, entrambi coordinati dal 118.

Altri volontari si uniscono al gruppo; nuove attività come il trasporto dializzati e interventi in emergenze come l’alluvione in Piemonte e la consegna di viveri alle popolazioni dell’Ex-Jugoslavia arricchiscono la vita dell’associazione, che nel 1997 diventa Sottocomitato. Potendo contare ormai su circa 200 volontari e diverse ambulanze e mezzi di Protezione Civile, il neo-Sottocomitato partecipa nel 1997 al soccorso delle popolazioni di Umbria e Marche colpite dal terremoto, proseguendo inoltre le sue numerose iniziative alle quali si aggiungono, negli anni successivi, le assistenze a manifestazioni sportive e di piazza, servizi pomeridiani di prevenzione del disagio giovanile presso la sede e interventi di protezione civile. Nel 1999 il gruppo giavenese è promosso a Comitato. L’anno seguente partecipa  agli interventi di soccorso alla popolazione locale colpita dall’alluvione e nel 2003, dopo alcuni mesi di lavori di ristrutturazione e adattamento ad opera degli stessi volontari, si trasferisce nei locali dell’ex casa di riposo Addolorata, in via Pacchiotti 6. Dopo un altro trasferimento provvisorio, in via Seminario, finalmente l’8 maggio 2016 la Croce Rossa Giavenese ha trovato una sede definitiva, di proprietà.

6 anni fa, esattamente l’8 maggio 2016 con una serie di iniziative culminate nel corteo che ha attraversato Giaveno, il Comitato CRI di Giaveno ha inaugurato la nuova sede di Via del Ferro. Sede di proprietà come ha sottolineato l’allora presidente Stefalo Polello.
Nel corso della cerimonia di inaugurazione hanno parlato, oltre alle autorità, la storica presidente Vilma Beccaria, Luciano Novarese, il volontario più anziano, e Melissa Maritano, la più giovane.
I volontari hanno sfilato per le vie di Giaveno portando sugli striscioni i principi ispiratori dell’attività della Croce Rossa.

Attualmente il Comitato può contare su circa 200 volontari e prosegue con i diversi impegni intrapresi negli anni: al soccorso urgente si affiancano il trasporto infermi e dializzati, servizi di rianimazione, attività con i giovani e la continua e fondamentale formazione di nuovi volontari con la diffusione delle nozioni di primo soccorso presso la popolazione. Da ricordare infine l’attività di protezione civile e le numerose opere socio-assistenziali, tra cui la distribuzione di viveri alle famiglie indigenti della Val Sangone e le attività ricreative con i disabili. La campagna per dotare di defibrillatori le borgate giavenesi ha toccato ultimamente Sala e Pontepietra.

Grazie alla sensibilità dei cittadini e dell’associazione IXPP – Insieme Per Pontepietra che hanno scelto di finanziare l’acquisto di un defibrillatore semiautomatico esterno, il 1° maggio si è svolta l’inaugurazione della nuova postazione salvavita, installata con il supporto della CroceRossa nell’ambito del progetto “ValSangone Cardioprotetta”.

Alla storica presidente Vilma Beccaria, sono subentrati nel 2016 Stefano Polello e nel 2020 Gabriele Donvito.

Il Consiglio di Comitato della Croce Rossa Italiana a Giaveno, in carica dal 2020. Il Presidente Volontario C.R.I. Gabriele Donvito è stato eletto insieme ai Consiglieri Maria Grazia Blengino, Emanuela Deregibus, Davide Ruggeri ed al Consigliere Giovane Alison Gaia Inzirillo.

I feriti di Solferino “tutti fratelli” per Dunant

Durante la II Guerra di Indipendenza, piemontesi e francesi, dopo aver vinto a Magenta, il 24 giugno 1859 marciavano separati verso le fortezze del Quadrilatero quando si trovarono di fronte gli austriaci al contrattacco. Mentre a nord, sui colli di San Martino, le truppe piemontesi combattevano con l’ala destra dell’esercito austriaco, l’esercito francese si scontrò a sud, più precisamente a Solferino (a metà strada fra Mantova e Brescia), con il grosso delle truppe nemiche. La battaglia si sviluppò caoticamente lungo un fronte di 15 km, finché, nel primo pomeriggio, le truppe francesi sfondarono il centro di quelle austriache. I combattimenti proseguirono ancora nel pomeriggio inoltrato, sino a quando un violento temporale interruppe la lotta. Gli austriaci si ritiravano dai colli, ma i vincitori non avevano la forza di inseguirli. La battaglia più cruenta del Risorgimento aveva disseminato di morti le colline e riempito di feriti i paesi circostanti.

Una dettagliata ricostruzione delle battaglie di Solferino e San Martino si trovano nel sito Ars Bellica.

Nelle chiese e negli ospedali si ammassavano migliaia di soldati, accomunati dal dolore e affidati alla buona volontà di un’assistenza improvvisata.

Henry Dunant, il fondatore della Croce Rossa.

Lo svizzero evangelico Henry Dunant giunto a Castiglione delle Stiviere il giorno successivo alla battaglia, proveniente da Brescia, rimase profondamente sconvolto alla vista dei feriti, qui trasportati dal campo di battaglia, assistiti dalla popolazione, specialmente femminile, senza riguardo alla divisa indossata, avendo come riferimento il motto “Tutti Fratelli”. Nel Duomo di Castiglione egli si unì ai soccorsi. In seguito scrisse e pubblicò a sue spese il libro Un Souvenir de Solférino, un panphlet di sconvolgente denuncia, e fondò la Croce Rossa Internazionale. Per la sua attività e le sue idee venne insignito del primo Premio Nobel per la Pace, nell’anno 1901.

Sulla collina di Solferino, poche oltre la chiesa sulla spianata, un lungo viale alberato porta al memoriale della Croce Rossa, una parete di lapidi testimonia il moltiplicarsi di paesi che hanno aperto una Delegazione della Croce Rossa.

Un sasso riporta l’interrogativo di Dunant e delinea le caratteristiche della sua creatura: neutralità, volontariato, competenza.

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