“Cantami o Diva”: Ulisse nella musica

I poemi omerici erano cantati (Omero si autodefinisce “aedo”, cioè cantore) o comunque recitati dai “rapsodi” sulla base di un accompagnamento melodico o ritmato.

In tempi moderni le vicende di Ulisse sono state cantate in due opere, da Claudio Monteverdi e Luigi Dallapiccola.

La canzone d’autore ha poi trovato in Ulisse una ricorrente fonte di ispirazione. Perché è un personaggio mitico e complesso, multiforme anche nel fisico (grazie alla sua dea protettrice Atena), che Omero definisce sbizzarrendosi in epiteti: “molto versatile”, “di molte risorse”, “astuto, dai molti espedienti”, “molto ingegnoso”, “dalle molte astuzie”, “di variegati piani”.

Eroe dai molti nomi, dalle molte fisionomie, dalle molte identità, multiforme, ambiguo, duttile, imprevedibile, cangiante,  … Ulisse è posto sotto il segno della pluralità e della complessità, fin dalla presentazione che Omero fa delle sue vicende nel proemio dell’Odissea” (Salvatore Nicosia L’identità di Ulisse, in  Ulisse nel tempo. La metafora infinita, Marsilio, Venezia, 2003).

L’eroe dell’Iliade, re di Itaca, comandante ascoltato e autorevole, ideatore di stratagemmi decisivi per la vittoria (il furto del Palladio e il cavallo di legno), si trasforma nell’Odissea in un “pellegrino errante” che deve mettere la sua ingegnosità al servizio di se stesso, della incolumità sua e (inutilmente) dei compagni. Solo attraverso la progressiva perdita di identità e connotati potrà riconquistare la sua famiglia e il suo ruolo. Ma se persegue tenacemente il “nosto”, il ritorno, Ulisse in ogni occasione si lascia attrarre da nuove esperienze e affascinare dalla conoscenza (sarà questa la vera tentazione delle Sirene), dando adito alle molteplici reinterpretazioni posteriori e diventando, soprattutto grazie a Dante, l’eroe archetipo dell’esistenza umana, dell’intelligenza e della conoscenza. Nella tradizione del mito di Ulisse c’è un importante punto di svolta, nel momento in cui Dante nel XXVI canto dell’Inferno lo trasforma in un eroe centrifugo, rispetto al carattere centripeto che aveva il personaggio nell’Odissea. L’ombra del mito si allarga dopo con le interpretazioni fondamentali di Tennyson (Ulysses), Kavàfis (Itaca) e Pascoli (L’ultimo viaggio). Da questo momento Ulisse si muove tra l’esperienza del viaggio, l’ardore della scoperta e la gioia del ritorno, tra l’Odissea e i suoi intermediari. Di tutti questi testi è intriso il genere della “canzone d’autore”, specialmente in Italia, nelle composizioni di Francesco De Gregori, Lucio Dalla, la Premiata Forneria Marconi, Francesco Guccini, Vinicio Capossela  e altri.

Aedo, rapsodo, giullare, trovatore … cantautore

Quello di Ulisse è un mito in costante trasformazione, rielaborazione e adeguamento al contesto, in  questo caso al genere della “canzone d’autore”. Un mito che insomma si vede arricchito nella sua riscrittura e si affida così a un processo ciclico: dall’originario canto degli aedi a quello contemporaneo dei cantautori. Nell’antichità l’epica veniva tramandata oralmente e recitata-cantata al suono di uno strumento musicale: “Cantami, oh musa” si dice all’inizio dell’lliade. Gli aedi (“ἀοιδός” in greco antico, che deriva da “ᾄδω”, “cantare”) erano, nella Grecia antica, artisti che cantavano la poesia epica suonando uno strumento musicale a corda. Creavano le proprie opere, questo li distingueva dai rapsodi che saranno posteriori e che non canteranno al suono della lira, ma reciteranno segnalando il ritmo del poema con un bastone. Eredi di entrambi saranno i giullari e i trovatori e, nel XX secolo, le caratteristiche di tutti quanti convergeranno nella figura del “cantautore”. La Francia, con la “chanson” di tema amoroso e di critica sociale e politica, cantata dai chansonnier Jacques Brel, Georges Brassens, ecc., ha una notevole importanza nello sviluppo della musica italiana e spagnola. Ma il termine “canzone d’autore”, insieme a “cantautore”, è originario dell’Italia e da qui si esporta alla Spagna, “Nueva Canción” o “Canción de Autor” (Nova cançó, il cospicuo gruppo catalano) e “cantautor”, e al Portogallo. Siamo davanti a canzoni-narrazioni che fanno riflettere e hanno uno sfondo sociale e politico. (da “Ulisse e l’esperienza del viaggio nella canzone d’autore” di Maria Dolores Castro Jimenez – Universidad Complutense de Madrid, in Mare omnium, Atti della Summer School, Vieste, 2014.)

PFM: un’Odissea cantata

Dopo dieci anni di silenzio, la Premiata Forneria Marconi nel 1997 presenta Ulisse, un “concept album”, l’unico finora interamente dedicato all’eroe omerico. Un’Odissea musicata e attualizzata come metafora della vita. L’autore dei testi, Vincenzo Incenzo, ha inteso Ulisse come metafora dell’anima sempre in viaggio, cercando e cercandosi, sempre insoddisfatta ed Itaca come simbolo del ritorno della PFM sulla scena dopo dieci anni. Il filo conduttore dell’album sarebbe, quindi, il viaggio di Ulisse, interpretato come un viaggio iniziatico alla ricerca dell’identità.  Un viaggio che comincia nel momento stesso del concepimento, come suggeriscono gli spermatozoi in copertina.

“È una narrazione in undici scene: 1. Ieri; 2. Andare per andare; 3. Sei; 4. Il cavallo di legno; 5. Ulisse; 6. Uno in più; 7. Canzone del ritorno; 8. Il mio nome è nessuno; 9. Lettera al padre; 1o. Liberi dal bene, liberi dal male; 11. Domani. Un viaggio assolutamente centripeto, con una struttura chiusa. Inizia con la partenza dell’individuo: Ieri, un testo recitato da una sola voce (Ricky Tognazzi) a mo’ di proemio o breve riassunto di ciò che si svolgerà dopo. Sembra un ricordo dell’invocazione alla Musa epica. Il testo rimane in sospeso:

M’innamorai di un canto

e poi di oceano mi ubriacai

Liberai le braccia mie dal mio salario e andai

Lasciai dietro me schermi e illusioni di voluttà

E un gigante accecai nei tribunali di verità

In un cavallo mi sognai

e ogni muro cadde giù

Ti lasciai per un’isola e quell’isola…

L’album si chiude con il ritorno: Domani, che è in realtà il primo testo, che si ripete, ma in questo caso è cantato e non resta più in sospeso, ma si conclude con «l’isola eri tu». L’album si può dividere in due parti con una divisione chiara: un viaggio con andata (canzoni 1-6) e ritorno dalla canzone 7. Ci sono echi tra le due metà del disco, cosi da formare quindi una composizione circolare: Ieri trova la sua risposta in Domani; Andare per andare va messa in rapporto con La canzone del ritorno; Sei ha il suo complemento nella Lettera al padre e Liberi dal bene, liberi dal male; intorno a Ulisse ruotano Il cavallo di legno, Uno in più e Il mio nome è nessuno.

Il viaggio è la metafora della vita, un viaggio alla ricerca dell’identità, con l’intenzione di conoscersi, conoscere, capire e cambiare la realtà. È un viaggio che si inizia in solitudine, come si può vedere nel recitato di Ieri, e finisce accompagnato, come dimostra il canto corale di Domani. Il viaggio individuale si trasforma quindi in collettivo, l’unione è la forza. Si può cercare di cambiare il mondo con l’aiuto di tanti altri, ecco il testo di Uno in più, tutti insieme dentro un cavallo di legno che ha la forza di far cadere i muri: il cavallo di Troia sarebbe la metafora di questo messaggio (Il cavallo di legno). È la storia di un uomo qualunque, uno come tanti altri, anonimo (Il mio nome è nessuno).”

(da “Ulisse e l’esperienza del viaggio nella canzone d’autore” di Maria Dolores Castro Jimenez – Universidad Complutense de Madrid, in Mare omnium, Atti della Summer School, Vieste, 2014.)

Un lungo percorso che va dai tentativi di riprodurre i ritmi recitativi degli aedi greci alla musica classica, ai moderni generi rock, pop e rap. Di seguito la ricostruzione fatta dal professor Bartolomeo Vanzetti attraverso le immagini, i testi e i riferimenti musicali e presentata a corollario del ciclo di lezioni su Ulisse, tenuto dalla professoressa Patrizia Truffa per l’Università della Terza Età Giaveno – Val Sangone agli inizi del 2022.

La presentazione “CANTAMI O DIVA – ULISSE NELLA MUSICA del prof. Bartolomeo Vanzetti, è scaricabile in formato PDF, con i link ai brani da attivare.
Il tentativo di riprodurre il canto degli aedi si può ascoltare avviando l’audio sottostante o su YOUTBUBE.
La canzone si può ascoltare avviando l’audio sottostante o su YOU TUBE

Commento al testo di ITACA

Capitano che hai negli occhi il tuo nobile destino, pensi mai al marinaio a cui manca pane e vino?

L’incipit della canzone fa immediatamente capire chi sta parlando: marinai e rematori che popolano la nave e sono pronti ad assistere il proprio condottiero nel corso delle avventure. Nonostante l’attaccamento all’impresa inizia a maturare in loro la consapevolezza di una volontà che cozza con i capricci del condottiero che vaga non curandosi eccessivamente degli effettivi desideri dell’equipaggio, desideri che vengono manifestati nel coro del ritornello che non lascia spazio ad incomprensioni:

Itaca, Itaca, Itaca. La mia casa ce l’ho solo là. Itaca, Itaca, Itaca. Ed a casa io voglio tornare.

L’equipaggio vuole tornare a casa perché oltre a mancare “pane e vino”, fa riferimento ad una “moglie che lo crede morto” e ad un’atroce differenza in caso di caduta sul campo: “e se muori è un re che muore, la tua casa avrà un erede. Quando io non torno a casa entra dentro fame e sete.
Viene, insomma, sottolineata la disparità di attenzione e trattamento tra chi comanda la spedizione e chi lo affianca, nonostante questi ultimi ricoprano un notevole ruolo nella storia.

In conclusione, però, sembra che rematori e marinai acquisiscano la consapevolezza dell’effettivo ruolo del Capitano, accettando la sua superiorità e i tratti eroici, portandoli ad accettare di seguirlo anche in successive avventure.

Capitano che risolvi con l’astuzia ogni avventura, ti ricordi di un soldato che ogni volta ha più paura? Ma anche la paura in fondo, mi da sempre un gusto strano. Se ci fosse ancora mondo sono pronto dove andiamo.

Per finire, una curiosità. Nelle versioni dal vivo Lucio Dalla, spesso e volentieri, modificava l’ultimo verso della strofa appena citata, capovolgendo il senso di accettazione e comprensione del ruolo dell’originale e suggerendo un macabro ammutinamento: “ma se non mi porti a casa, capitano io ti sbrano.”

D’altronde, Ulisse stesso ci insegna quanto l’animo umano sia mutevole.

ASCOLTIAMO la canzone a questo link.

La canzone si può ascoltare avviando l’audio sottostante o su YOUTUBE

Commento al testo di Odysseus

Trent’anni dopo le due canzoni di Lucio Dalla, Francesco Guccini scrive  una sua versione del mito di Odisseo, concentrando il racconto in sette strofe, tanto sintetiche rispetto all’opera originale quanto dense di significato ed argomenti.

Ulisse è un tema caro al cantautore, un mito che lo accompagna fin dall’infanzia, tanto che completa il titolo con il sottotitolo “con ringraziamenti e scuse a Omero, Dante, Foscolo, C. Kafazis, J.C Izzo, A. Prandi”, citando tutti gli autori che nel corso degli anni lo hanno ispirato nel raccontare a modo suo Odisseo.

Bisogna che lo affermi fortemente che, certo, non appartenevo al mare anche se Dei d’Olimpo e umana gente mi sospinsero un giorno a navigare, e se guardavo l’isola petrosa, sopra ogni collina c’erano lì idealmente il mio cuore al sommo d’ogni cosa, c’era l’anima mia che è contadina, un’isola d’aratro e di frumento senza le vele, senza pescatori, il sudore e la terra erano argento il vino e l’olio erano i miei ori.”

La prima strofa di Odysseus è una descrizione della vera natura del protagonista, se non poco avventurosa certamente lontana dal mare e più dedita alla vita contadina.

“Ma se tu guardi un monte che è di faccia, senti che ti sospinge un altro monte. Un’isola col mare che l’abbraccia, ti chiama un’altra isola di fronte e diedi un volto a quelle mie chimere, le navi costruii di forma ardita, concavi navi dalle vele nere e nel mare cambiò quella mia vita e il mare trascurato mi travolse: seppi che il mio futuro era sul mare con un dubbio però che non si sciolse, senza futuro era il mio navigare. Ma nel futuro trame di passato si uniscono a brandelli di presente, ti esalta l’acqua e al gusto del salato brucia la mente e ad ogni viaggio reinventarsi un mito, a ogni incontro ridisegnare il mondo e perdersi nel gusto del proibito, sempre più in fondo.”

È nel continuo della canzone che avviene il mutamento del pensiero, il protagonista si distacca dalla sua natura per sposare il viaggio e la curiosità, è la sete di conoscenza che lo spinge fuori da quella che era la sua natura, lo sprona a “perdersi nel gusto del proibito”. Guccini si sofferma sul momento in cui scatta questo cambiamento, quello che accade dopo e viene vissuto dall’eroe,

“chi era Nausicaa, e dove Circe e Calypso perse nel brusio (…) l’urlo dell’accecato Polifemo ed il mio navigare per fuggire”,

viene sintetizzato in pochissimi versi.
La vera impresa è stata, invece, uscire da quella che oggi viene considerata comfort zone per avventurarsi in qualcosa di sconosciuto, pericoloso e proibito che lo porta verso “isole incantate, verso altri amori” che Odisseo non avrebbe mai conosciuto se si fosse accontentato della sua condizione naturale.

Va sottolineata anche l’importanza che viene data dall’Ulisse di Guccini nell’ultima strofa a chi tramanderà la sua leggenda, ringraziando

“chi un giorno mi ha cantato, dandomi però un’eterna vita, racchiusa in versi, in ritmi, in una rima, dandomi ancora la gioia infinita di entrare in porti sconosciuti prima”.

Odysseus è una delle tante gemme del cantautore bolognese, sorprende come trasmetta un’enorme forza di significato anche senza accompagnamento musicale, solamente leggendo i versi.

ASCOLTIAMO la canzone a questo link.  

Potete ascoltare le canzoni su Youtube: Ulisse album della Premiata Forneria Marconi, Ulisse di Ruggeri, Penelope di Jovanotti
Potete ascoltare le canzoni su Youtube: Ulisse (You Listen) di Caparezza, Marinai profeti e balene, album di Capossela, I marinai tornano tardi di Murubutu, Il sogno di Ulisse dei 10HP.

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